PERCHÈ PARTECIPARE AD UN CONTEST LETTERARIO?

Scritto da Graziella Brusa

Illustrazioni di Domenico Laghezza

Secondo te è utile partecipare a contest o concorsi letterari?

Ce ne sono tanti in giro sulla rete, ma non tutti i concorsi/contest letterari sono uguali.

Il posizionamento in qualche classifica non fa di te uno scrittore o, meglio ancora, non definisce la qualità della tua scrittura.

In Italia ce ne sono un’infinità di premi letterari, di riviste, di concorsi che fanno capo a case editrici, associazioni, ma che rilevanza letteraria hanno?

Non te lo sei mai chiesto?

Non ti sei mai chiesto se sono legati ad operazioni di editoria a pagamento?

Continua a leggere PERCHÈ PARTECIPARE AD UN CONTEST LETTERARIO?

MEDITeRRaNEO

Scritto da Brusa Graziella

Fotografia di Brusa Graziella

Mediterraneo, già il nome è bello, suona pieno, vivo e porta il nostro immaginario nel blu del mare, su di una spiaggia isolata, ascoltando il suono delle cicale.

La spiaggia di sabbia è contornata da scogli plasmati dal vento, dalle onde, dalle tempeste.

Acqua cristallina protegge il mondo al di sotto.

Lo trasforma, lo trasfigura, rendendolo sfuggevole alla presa. Inganna gli occhi ed i sensi.

Sulle sponde di questo mare chiuso è nata la civiltà,

Leggende, storie, guerre, sangue e fuoco; tutto è successo qui, prima di succedere altrove.

Un luogo così pieno di pathos, per dirla con la lingua di un popolo Mediterraneo è anche un luogo di scrittura.

Chi non conosce l’Iliade o l’Odissea? Oppure conosce le poesie di Montale? La raccolta “Ossi di seppia”, per esempio. Ai miei tempi si studiava alle medie inferiori. Ora non si sa.

Antico, sono ubriacato dalla voce

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane.

t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno

mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo

che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo

la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe

le inutili macerie

Questa estate che sta trascorrendo in fretta, come sempre, l’abbiamo vissuta più di ogni altra nel Mediterraneo.

A casa nostra!

Mediterraneo

JackAmore – Episodio #01

JACKAMORE

di Graziella Brusa

Romanzo breve per coppie mature

illustrazione di Domenico Laghezza

L’INCONTRO AL “PARADISO DEL CANE” – Episodio #01

Adamo ed Eva sono una coppia sposata da tanti anni; Lui un avvocato di grido, Lei una donna “in carriera”. Non hanno figli ed in questo momento si trovano in un canile. Da qui nasce la storia tra loro e JackAmore.

Rumore di sottofondo «Bla Bla Bla,

«Miauuuuu,

«Bau,

« Arf!Arf!,

«Woof!, Woof! Grrrrrrr!»

Adamo: «Che casino c’è in questo canile!

«Ma dove siamo finiti. Ne inventi sempre una, io ho uno studio da mandare avanti e tu mi porti qua; in questa allegra e puzzolente fattoria. Umpf!»

Eva: «Wow! Guardalo.»

Adamo: «Chi? Cosa? »

Eva: «Ma quel cucciolotto bianco e beige nella cella per i cani bambini.»

Adamo: «Cosa? Sigh…ma oggi di che cosa ti sei fatta? Sei fuori come un balcone, cara.»

Eva: «Smack Smack, Adamuccio dai dai.»

Adamo: «Ma mi stai baciando…qui sta succedendo qualcosa.

«Ah! Ho capito vuoi che io acconsenta a prendere un cane, come lo hai chiamato, un cane bambino.

«Grunt!»

Eva: «Adamo, dai prendiamolo, non vedi come è carino e poi è sicuramente di piccola taglia.

«Sta sul sofà, in un borsone, in una valigetta per i viaggi, in grembo.

«Non darà per niente fastidio.

«E’ comodo e poi è di pelo corto. Un po’ arruffato forse, ma non importa.

«Non sporca, non lascia peli per tutta la casa.

«Su dai, guarda che occhioni, che musetto.

«Lo voglio! Lo voglio!»

Adamo: «Pfui! Eva, chiarisco subito: sul parquet non va bene lo riga tutto con le sue unghiette fini fini, si fa i dentini sulle fodere del divano, magari addenta tutti i vestiti che lasci sempre in giro, ci gioca, ci sbava sopra.

«Pensa, sui tuoi vestiti. Bleah! Immagina che schifo.

«Ma scusa, non eravamo d’accordo che non si prendevano animali in questa casa? Sei sempre la solita! E poi chi lo porta a fare i bisogni di mattina presto? Io!

«Perché tu non esci in disordine; perché in bagno ci stai almeno due ore; perché devi scegliere il tuo o u t f i t; perché oggi non vorresti proprio uscire e ‘sto poveretto rischia di non orinare fuori casa, ma lo farà sicuramente in casa … magari sul tappeto, sai quello che abbiamo comprato a Instabul e che costava un occhio della testa,  o sui mobili del salone quelli che hanno scelto, così con tanta cura, i tuoi cari genitori. Sarebbe un enorme guaio, non pensi?»

Eva: «Sei sempre il solito pessimista, questo piccolo tesorino, così dolce, così pelosetto, così simpatico, così Amore non orinerà e non defecherà senza avvertirci, ma si farà capire certamente e mi incaricherò io di educarlo a modino in modo che non ci distrugga la casa. «Capito?! Sei il solito brontolone. Tu non sai amare! Ecco qual è il problema.»

Adamo: «Senz’altro, già me lo vedo il tuo “modino”, o sarà un rincoglionito, citrullo e completamente disadattato oppure diventerà violento e perennemente incazzuto.

«Io vedo solo queste due alternative, non ce ne sono altre e parlo per esperienza.

«Lascialo stare, su dai, lascialo ad una famiglia con dei bambini.

«È più giusto.

«Ci giocano, lo trattano come un cane, in modo genuino, semplice, diretto.

«Cucciolo tra bambini, non cucciolo tra isterici e squilibrati adulti postmoderni come siamo noi.

«Ed aggiungo anche un po’ fumati, talvolta…spesso…quasi sempre!»

Eva: «Eeeeeee, ora basta! Parla per te! Tu sei psicolabile affetto da depressione e stanchezza cronica ad appena 50 anni ed io che ti ho sposato, ma dove avevo la testa quel giorno di mezza estate.

«Troppo sole, troppa giovinezza.

«Mia nonna buonanima me lo diceva sempre: i belli son traditori nipote mia, non fidarti. «Le tue mani, i tuoi occhi, i tuoi muscoli, gli ormoni, il calore e bla bla bla.

«Se sapevo che finiva così … ecco mi sarei presa un cane, immediatamente.

«Vieni qui Amore, che adesso andiamo a casa.»

Adamo: «Non conto proprio niente!

«Sono nessuno, decidi tu, organizzi tu, giudichi tu, ma se mi sei saltata addosso come una leonessa e mi hai sbranato vivo.

«Qualcosa da dire ce l’avrei anch’io, cara la mia Eva.

«Dove mi sono perso, sulle tue gambe tornite e lunghe, tra le cosce o sui tuoi seni al sapor di vaniglia … da qualche parte mi sono perso. Mi sono smarrito, non sento più la vaniglia, non sento più nessun odore, né sapore, né gusto. Non c’è più. Dove è andata a finire Eva quella strada che portava ad un luogo incantato che ancora mi sogno.

«Ma si, prendiamo ‘sto cane, forse darà un po’ di sollievo anche a me.

« Lo chiamerò Jack. »

Eva: «Jack non mi piace, è un nome secco, pungente, tagliente.

«Meglio Amore.»

Adamo: «Jack, guarda come tira su la testina.

« E’ il suo nome! Eh si! Tagliato su di Lui.»

Eva: «Amore, tesoro, gioia, ma guarda sta cercando di scodinzolare.»

Adamo: «Jack! Jack! Prendi l’osso! Prendi l’osso!»

Eva: «Amore, non prendere l’osso vieni qui che ti gratto un po’ il pancino.

« Non farti impaurire da questo scimmione.»

Adamo:«Jack! Jack! Corri, corri!»

Eva: «Ma cosa corre, povero cucciolo che non riesce nemmeno a stare in piedi sulle zampine.

«Ah! Buongiorno, scusi signora, mio marito è fatto così, un bambinone, ed un amante dei giochetti. Appassionato, un tempo, divertenti allora, ma adesso scarsi e deludenti. «Comunque questo cagnolino, carinisssimo, lo prendiamo; è svezzato? Non ci sono problemi? Le vaccinazioni? Il nominativo del veterinario?»

Messalina, La Proprietaria del “Paradiso del Cane” : «Buongiorno e benvenuti nel nostro canile.

« Eva, ecco qui il libretto sanitario del cagnolino.»

Adamo: «Certo che chiamare un canile “Il paradiso del cane”.

« Chi se lo ha inventato ‘sto nome, eh?»

Messalina, La Proprietaria del “Paradiso del Cane”: «Che strano vi chiamate Adamo ed Eva, lo noto adesso.

«La prima coppia dell’umanità.»

Adamo: «La prima coppia che è subito S C O P P I A T A per un animale, proprio strano, ma guarda un po’ che caso. »

Messalina, La Proprietaria del “Paradiso del Cane”: «Il nome me lo sono inventata io e mi piace così.

«Effettivamente qui i cani ed anche qualche gatto stanno abbastanza bene.

«Se non ha niente altro da obiettare Adamo la saluto.

«Sgrunt!»

Eva: «Allora a presto signora, tante belle cose!

«Certo che sei sempre il solito maleducato.

«Adamo, renditi utile prendi in braccio Amore perché io ho il talleur Prada e poi ho il personal computer e la borsa di Gucci.

«Dai muoviti, su che dobbiamo ancora passare dal negozio per animali a comprare la cuccia, la scodellina, il vasetto, la copertina, il cibo…»

Messalina, La Proprietaria del “Paradiso del Cane”: «Ehi voi due, ancora un’ultima cosa … se ci sono problemi per l’addestramento non si faccia scrupoli Eva, chieda di mio figlio Noè, comportamentista canino.

«Bravissimo! Ecco le segno il numero sulla pagina in fondo al libretto, così non lo perde.

«Arrivederci Adamo.

«Ah! Incredibile vedo che lei piace al cucciolo.»

Sniff sniff slurp, bauuuu

Adamo: «Si devo dire che me la intendo con Jack, mi sta leccando le mani.

«In fondo non è male, penso che diventeremo amici ed alleati contro le arpie che dominano i paraggi.»

Eva: «Non si chiama Jack, ma Amore!»

Adamo: «Jack!»

Eva: «Amore!»

Adamo: «Jack!»

Eva: «Amore! Chiaro!»

Adamo: «No proprio per niente, Jack!»

Messalina, La Proprietaria del “Paradiso del Cane”: «Adesso non litigate, potete chiamarlo JackAmore, no?»

Se vi è piaciuta la prima puntata di JackAmore condivi la storia con i tuoi amici tramite i pulsanti che trovi qui sotto

Le donne nel deserto

Scritto da Graziella Brusa

Illustrazione della copertina: Elsa Rubino

A chi piace il deserto e potrebbe parlarne come quel luogo da definire casa propria?

Sembra impossibile vero?

Eppure alcune donne che scrissero su questo luogo lo hanno anche eletto come posto dell’anima.

Esse hanno vissuto in epoche diverse, ma hanno in comune una ricerca costante: la ricerca di se stesse.

Hanno affrontato i loro demoni nel deserto: quello arabo, quello australiano, quello magrebino ed anche il deserto americano.

Il deserto viene definito come una grande estensione di territorio disabitato dove pochi esseri selezionati dall’evoluzione riescono a sopravvivere. Il deserto può essere rovente come l’inferno, ma anche gelido ed insensibile. Un luogo dove non c’è acqua, roccioso o sabbioso, con montagne o pianure, un luogo dove gli umani vivono isolati e si fondono complemente con l’ambiente, adattandosi se non si vuol perire immediatamente.

Pensa che alcune donne lo hanno scelto come casa.

Una suggestione tira l’altra, come le caramelle e…

Per prima ho incontrato lei, la regina del deserto: Gertrude Bell

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I Fantasmi di Apollonia Birot: per salvare le loro anime eBook : Brusa, Graziella: Amazon.it: Libri

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DESIGN E ARMOCROMIA: IL MIO STILE TI FARA’ BELLA!

di Graziella Brusa

Fotografo: Andrea Berardi

Make up artist: Karolina Nevidovich

Jessica, 27 anni, alta, naturalmente elegante, lunghi capelli neri e grandi occhi. Una giovane della generazione Y o millennial generation o next generation o net generation. Si dica come lo si voglia, Jessica appartiene ad una nuova ondata di baby boomer chiamata Echo. La comunicazione e le tecnologie digitali sono entrate nel suo Dna fin dall’infanzia, anche se mi ha confidato che da bambina giocava con la Barbie proprio come me che sono una baby boomer di primo pelo.

Scrittori come William Strauss e Neil Howe hanno affermato che questa generazione assomiglia a quella dei primi anni ‘20 del Novecento: dotati di un forte senso del dovere, attaccati alla famiglia, alla patria, ottimisti, ambiziosi, competitivi e narcisi. Sostengono inoltre che è stata la prima ad affrontare la crisi economica avvenuta tra il 2007 ed il 2010 e a causa di questo viene anche paragonata alla Lost Generation della Prima Guerra Mondiale.

Hanno sicuramente ragione, dal momento che ritrovo tutte queste cose in Jessica.

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Cosa c’entra il Romanticismo in Letteratura con la Selva Boema?

Scritto da Graziella Brusa

Foto di Graziella Brusa

Sono stata recentemente in viaggio con il mio van nuovo di zecca, come tu ben sai se hai letto il mio articolo Nomadland e l’ispirazione, ed ho provato a vivere e a scrivere in un luogo che secondo me é tra i più romantici d’Europa: I monti Tavola e la Selva boema.

Selva Boema

Ma prima di parlare degli scrittori cechi che scrissero su questi luoghi romanzi, racconti, poesie ed addirittura opere teatrali voglio parlarti della mia esperienza riguardante lo scrivere dentro una casa mobile.

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callas à paris

Poesia di Marco Cavallero

Illustrazione di Domenico Laghezza – Ritratto di Patrizia Scintu

Voci recitanti:

Patrizia Scintu, attrice professionista e percussionista

Chiara Baruffaldi, studentessa di canto e recitazione

Entrambe hanno frequento corsi di teatro e la Scuola di Doppiaggio di Brescia

Le storie di Nina

Classificazione: 1 su 5.

Palais Garnier splende
Della sua solita follia eclettica
Dagli ascensori Liberty
Una folla di folli melomani
Si accalca da ogni parte d'Europa
E popola una sala già gremita
Ciascuno con il proprio dono d'amore
La Divina
Colei che si fece Melodramma
Sarà una volta ancora Norma
Intorno, la ville de Bohéme
Et de la Dame aux Camélias
Si è fatta coacervo di un'altra vita,
Banlieue, l'Olimpia, il Concorde,
Frenesia di vetture
La moda a poco prezzo
La televisione.
Bianconere immagini fluorescenti
Tremulano gli scandali del giorno
La BB francese, le cantine del jazz,
Il tramonto dell'esistenzialismo
La nascita di una nuova rivolta
La Callas e Onassis.
Dietro le quinte
Nell'anima oscura e segreta del teatro
Una costumista
Umile, solerte e premurosa
Cerca di vestire la cantatrice
Ma lei, riversa
Geme
Affranta dai dolori intercostali
Come nella peggiore delle opere
L'amante greco irrompe
E nell'alterco percuote
E ancora
E ancora
….
La brava donna non può credere
A ciò che vede
Ma in gola le muore ogni parola
Ligia al suo ruolo comprimario.
Nella sala, gli ori bruniscono
Alle luci che si smorzano
Mentre i gioielli lanciano bagliori
Come i cuori in attesa.
Loro non sanno
Che la vera tragedia si compie altrove
Che il teatro ha un'anima segreta
Tanto, che mai traccia di quella miseria
Possa arrivare in palcoscenico.
La voce di Maria è un sussurro.
Nessun sostegno la conforta
E si spegne prima di raggiungere
Il suo sovracuto.
La folla si macera, nello struggimento
E nella nostalgia di quella nota mancata
Al second'atto l'arioso dei teneri figli
È un canto orfico d'oltretomba
Effimera illusione di una rinascita
Al duetto l'impietoso confronto con Adalgisa
Spegne in lei ogni forza
E il sipario cala su un'opera incompiuta.
Mentre si prepara per la Carmen,
Denise Scharley esterrefatta
Ascolta dalla buona costumista
Il racconto del dramma compiutosi
Nell'anima segreta del teatro
E lo custodisce nel suo cuore.
….
Molti anni dopo, un luminare
Rompe il segreto d'ufficio
E rivela la cagione della tua sofferenza
Essa ha un nome greco
Ed è rara come lo è stata
L'arte tua, e altrettanto incurabile.
Sulle bancarelle trovai
Questo vinile
"Callas à Paris "
Che tutta questa storia pareva
Avere impressa in copertina
Gli oggetti hanno questo di sorprendente
Che in essi il tempo si è fermato.

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Casta Diva

Poesia di Marco Cavallero

Illustrazione di Elsa Rubino

Voce recitante : Patrizia Scintu

Voce cantante: Chiara Baruffaldi

Casta Diva

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Le storie di Nina

Da quale abisso sorgi
Malcontenta sorella notturna
E transiti di sogno in sogno
Insoddisfatta e trepida
D'attesa e disincanto
Alla voce di colei
Che ti cantò Immortale

Piangi.
Lacrime di luce
Serpeggiano la strada
Per estinguersi
nell'esalazione argentea dei gelsomini
Che fremono, oltre l'oscurità
E per morire, ingrate,
Fra le mille scintille del mare.

Dove si cela il tuo sguardo,
Dove lo hai perso
Se anche fra brume e caligini
Che ottundono sensi e desideri
L'ombra di un riverbero
Evoca e invoca
L'amata Immortale
E tu l'attraversi
Mille volte invano
Senza altro esito
Che rinnovata perdita.

Ah se anche potessi
Pallida luna errante
Quale Orfeo celeste trarla dall'Ade
Non la tua luce
Ma la voce sua
Compirebbe il mirabile Incanto

Per tornare a lasciarci eppure
Soli e abbandonati

Al presagio del mattino

Classificazione: 1 su 5.

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Specchio d’infanzia

Una poesia di Marco Cavallero
Fotografia di Graziella Brusa



Anche gli specchi sanno essere traditori

Raccattato sotto il portico
L'attaccapanni del nonno
Ne incorniciava uno al nitrato d'argento
Malato di striature e di cadute
Nella fatica del trasporto e del restauro
Polvere e sporco lo facevano silente
E opaco.

Ma uno sguardo involontario
Apre istantaneo un mondo perduto
E dallo specchio un io bambino
Ti guarda e ti chiede

Che ne hai fatto?

Che ne hai fatto di quel sole
Che dalle persiane serrate
Diceva del silenzio del meriggio
Al ronzio di vespe e calabroni

Nella camera in penombra
Muri scrostati e ridipinti
Disegnavano carte geografiche
Di terre ignote e incompiute
In attesa di viandanti indagatori

E nel cortile un catino e del sapone
Ti rammentava il lavacro mattutino

Che ne hai fatto di quei viaggi
Che un rottame in mezzo al campo
Ti conduceva per gesta e per contrade
E del ciliegio, carico di anni e di frutti.

Che ne hai fatto di quel mare
Flutti in tempeste semoventi
Spume variegate e onde algenti
Che il linoleum della scuola
Ti donava per incanto e per malia

Che ne hai fatto di quel volto
Severo d'amore e sofferenza
Che nonna aveva quando ti parlava
E raccontava persa nei ricordi
Seduta vicino al ballatoio
E la guerra era nei suoi occhi
Nel suo sguardo fermo
Nelle parole parche
Nelle frasi non finite.

Che ne hai fatto
Degli spartiti e del pianino
Che tua zia smarrita nella mente
Strimpellava cavando suoni
Di un altro secolo

Che ne hai fatto
Di quei fiori
Che tua madre portava
Alla memoria
Di colei scomparsa
Prima che la vita potesse conquistarla

Di', che ne hai fatto?

Oltre gli sfregi dello specchio offeso
Un bimbo s'allontana
Un fascio di versi
Fra le mani.

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Nomadland e L’ispirazione

scritto da Graziella Brusa

Non si parla altro che di Nomadland, soprattutto riguardo il film. Pluripremiato e realizzato da una giovane regista cinese Chloé Zhao, classe 1982.

Io ho letto il libro.

Era inserito nella lista del gruppo di lettura, Oblò di Immersioni letterarie, al quale partecipo ed ti invito dal momento che è molto interessante, ma soprattutto mi ha incuriosito perché anch’io mi sto accingendo ad acquistare un van/furgone come la protagonista della storia, Fern.

L’autrice di Nomadland si chiama Jessica Brunder giornalista ed insegnante di giornalismo. La Brunder narrando la storia di Fern, una sessantenne che perde tutto durante la grande recessione e si ritrova senza denaro e senza casa, si inoltra in un’ indagine che mette in luce tutta una nuova subcultura composta da una numerosa comunità di persone che vivono come dei nuovi nomadi.

Hai capito bene, dei nomadi, che non sono in realtà zingari, come potremo pensare noi europei. Infatti gli unici nomadi europei moderni che conosco è proprio la comunità gitana.

Chi ha un divorzio alle spalle, chi una grave malattia gli ha portato via la capacità di lavorare, chi a causa della recessione ha perso tutto. Nuovi poveri, gente che credeva nel sogno americano e si é ritrovato tradito.

La maggior parte di questi nomadi sono anziani ultrasessantenni costretti a svolgere gravosi lavori. Ricevono un magro sussidio settimanale dallo Stato e devono tirare avanti spostandosi continuamente.


Malgrado la precarietà queste persone si sentono vive. Non sono tristi, si raggruppano, si aiutano, si organizzano. Sono i baby boomers, figli del consumismo ed ora snobbati da esso.


Diciamolo non é facile vivere in questo modo. Devi contare molto su te stesso, saper fare un po’ di tutto, in una parola adattarti.

D’altro canto ti sposti leggero, senza pesi sulle spalle. Infatti tutto quello che possiedono sta su di un’auto, su un furgone, su una roulotte, addirittura su un bus.
Una domanda che sta a mezz’aria in tutta la storia è:
Ma a te servono tutte le cose che possiedi?
A volte compriamo cose inutili solo per il gusto del possesso.

Non sei d’accordo?

Less is better! per dirla all’americana.

Non è solo un sentimento ecologico quello che anima il concetto racchiuso in queste due semplici parole inglesi, ma anche morale.

Non sprecare!

Finora ci hanno insegnato a consumare; infatti noi siamo prima che cittadini, consumatori e pagatori di tasse.

Non sei d’accordo?

Pertanto, a mio avviso, occorre essere consapevoli di quello che noi chiediamo, che noi vogliamo, vale a dire dei nostri bisogni reali.


Allora mi é venuta l’ispirazione di vivere con meno, di disfarmi delle cose superflue e mettere in pista un esperimento.

Ho comprato un Toyota van che adatterò ad abitazione mobile.

Ovviamente spendendo il meno possibile.
Viaggerò in questo in modo e cercherò di vivere all’aria aperta. Ne siamo stati privati a lungo e voglio riappropriarmi degli spazi, dei cieli e del mio respiro.

Tu dirai, ma cosa c’è di diverso di fare il campeggiatore? In Italia in molti hanno i camper o la roulotte.

Ok, hai ragione! Ma che camper abbiamo! Delle case vere e proprie, manca solo la lavatrice incorporata. Dei bolidi dotati di Tv satellitari e di tutti i comfort.

Quello che voglio fare io è uscire dalla cosidetta “ZONA COMFORT” e verificare la mia capacità adattiva. Senza la TV, senza il bagno in “camera”, senza cucina attrezzata, senza letto di piume, senza riscaldamento.

Sulla capacità adattiva siamo già stati messi alla prova dalla pandemia, pertanto un pò di rodaggio l’abbiamo fatto.

Ce la farò?

Tornerò indietro con la coda tra le gambe?

Prenoterò subito, tra le lacrime, una camera in un albergo?

Se spostandomi non ritroverò le mie abitudini tipo “cappuccino e brioche”, “caffè all’italiana”, un bagno pulito, una doccia a portata di mano e poi magari sarà troppo freddo, troppo caldo, troppo isolato, materassino scomodo, pochi vestiti, trucchi, parucchi, scarpe, borse, notti insonni.

Eh sì, perchè mica ci sta tutto il mio armadio nel van.

Ti racconterò dei luoghi che visiterò e della mia capacità di sopravvivenza.

Magari ispiro anche te!
Tu cosa ne pensi?
Hai sentito parlare di Nomadland?
Raccontami la tua opinione.

Di luce e d’ombra

di Graziella Brusa

Illustrazione di Domenico Laghezza

Mi ero messa in testa di modificare un gioiello di famiglia; era passato di moda, apparteneva ad un altro tempo ed era stato indossato da mia madre.

Volevo rendere la collana che mi stavo rigirando tra le mani  irriconoscibile, qualcosa che riguardasse solo me.

Una delle tante fissazioni che talvolta mi assalivano e sapevo che se quel monile non fosse stato al più presto trasformato ne sarebbe valsa la mia salute. 

Continua a leggere Di luce e d’ombra

AD alta voce

Poesia 3° classificata al concorso di poesia del blog LA BOTTEGA DI IDEE

Poesia di Marco Cavallero

Voce di Graziella Brusa

Illustrazione di Domenico Laghezza

Respira
Tieni basso il diaframma 
Ed alto il suono in risonanza
Apri la tua bocca 
Ma non aprire il tono
Canta nel dire
E sciogli l'anima in un'aria 
Che pochi sono i versi
E meno ancora
I giorni
Ad alta voce

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Ecco, piove

Poesia di Marco Cavallero

Voce di Graziella Brusa

Illustrazione di Domenico Laghezza

Ecco, piove.

Dalle grondaie scorre l'acqua 
In rivoli dal canto lucente di smalto
Mentre tamburi e timpani 
Risuonano fra tetti e strade
Dietro una finestra
una donna ignota osserva,
Assorta nelle stille che il suo pensiero
Traccia sul vetro dilavato 
Ma è immagine fugace
Oltre l'angolo 
i platani del corso ondeggiano
docili al richiamo dei venti di uragano
E lontano echeggia e rimbomba 
Un tuono. 

Inutile un riparo,
l'acqua scorre e infradicia
abiti collosi 
Scarpe quasi barche 
e lacrima il tuo volto
come pianto sacro
di una furente divinità silvana.

Almeno
non piove nel tuo cuore
troppo eroso
Dalle parole d'amore taciute.
Ecco, piove

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Memoir, COS’È ?

SCRITTO DA GRAZIELLA BRUSA

ILLUSTRAZIONI DI DOMENICO LAGHEZZA

Memoir dal francese significa semplicemente Memoria, ricordo.

La scrittura “del ricordo” , come la chiamo io, è un vero genere letterario che trova, sempre più, nuovi lettori.

Questo tipo di scrittura raccoglie i ricordi di uno o più protagonisti pertanto è basata su fatti effettivamente accaduti. Prende in considerazione solo una parte della vita o uno specifico punto di vista legato soprattutto alla verità emotiva che si vuole descrivere e lasciare come una traccia ai posteri.

In molti casi la memoria può essere un espediente narrativo adottato dallo scrittore per dare forma e struttura ad un’opera letteraria totalmente inventata.

Continua a leggere Memoir, COS’È ?

CHE COSA È UNA RIVISTA LETTERARIA?

di Graziella Brusa

Illustrazioni di Domenico Laghezza

UNA DEFINIZIONE

Secondo Wikipedia una rivista letteraria è una pubblicazione che offre spazi a scrittori, poeti ed io aggiungo anche altre tipologie di creativi, affermati ed esordienti per proporre al pubblico le loro opere.

Nei secoli scorsi era la prima tappa per lanciarsi nel mondo della letteratura.

La sua pubblicazione è regolare ed i contributi sono di diversi autori; gli argomenti possono essere vasti e variegati.

Possono essere stampate, on-line, a pagamento vendute in edicola o in libreria oppure gratuite.

UN PO’ DI STORIA

Continua a leggere CHE COSA È UNA RIVISTA LETTERARIA?

RIVISTA LETTERARIA ILLUSTRATA PER I MOMENTI DI DISATTENZIONE

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