MESSAGGIO IN UNA BOTTIGLIA

Poesia di Marco Cavallero

Voce di Graziella Brusa

Illustrazione di Domenico Laghezza

Cerca nel mare
se non puoi nel vento 
Cerca la verità in una contraddizione

Non puoi salvare l'oblio dall'oblio 
Non puoi fermare la notte 
Se gli occhi lacrimano di un'altra luce:
Devi accettarne il sacrificio 
Lungo la strada 
La sola 
Che al poeta è destinata
E che mai potrà riconoscere.

Se credi nel destino
Scrivilo nel tuo cuore
Affidalo alle correnti
Perché il mare lo accolga
In cerca di una risposta.

Lungo la strada ignota
Sorseggia ricordi dolceamari:
Al di là del sogno e del disincanto 
Nel rapimento troverai la salvezza.

Credimi: il vento legge nel tuo cuore
E scrive sulle onde
Sempre lo stesso
Destino.
MESSAGGIO IN UNA BOTTIGLIA

Musica: TEMPESTA DI NOTE

Epidemic sound

http:// http://www.purple-planet.com

Licensed under Creative Commons: by attribution 3.0 Licence

http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/

Song: Dark taupe

Artist: Arden Forest

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Grazie

nascita della poesia

di Marco Cavallero

Voce di Graziella Brusa

Illustrazioni di Domenico Laghezza

Se un giorno una lacrima
Da una rosa è scesa a indorare 
Il tuo volto

E’ perché nel regno millenario
un dio senza misericordia
Ti ha donato una Chimera

Dopo aver vagato per secoli
Ecco ti indica
La strada mancata di un viaggio disatteso

Il sogno di una notte  
L’istante in cui un angelo ha aperto l’ali
Il volto esangue nel suo divenir taciturno

Al crocevia 
Un poeta notturno veglia nei pelaghi del cielo
Un altro toglie la maschera che cela 
Un altro poeta e un altro e un altro
Nella finzione mimica del dolore
che solo lì è stato autentico

Ma tu
Troppo presto hai perduto 
La verginità di questo infingimento

E fra le strade del vero
Hai smarrito il caro immaginar
In mezzo al bric-à-brac del sol dell’avvenire

E questo falso movimento
Ti ha portato in nessun luogo 
Fuori dal cuore, nudo a te stesso

Nel teatro del mondo
La maschera più difficile da indossare 
È la verità 

Ma solo quella ti riveste
Di tutte le gemme 
Di una forza inossidabile 

La poesia la cela

Non per pudore 
Ma per amore
Di libertà


NASCITA DELLA POESIA

Musica: Gustav Mahler Adagietto, Sehr Langsam

Interpreti: Terenzio Sacchi Lodispoto e l’Orchestra Virtuale del Flaminio

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Grazie

UBRIACO DI VITA

una poesia di Rose Bazzoli

voce di Graziella Brusa

Quando dai la faccia

al sole e la risata

gorgoglia in gola

e la vita preme dentro

e c’è l’ansia di viverla

anche a testa in giù

a perpendicolo di un’idea

balzana

e sei giovane e ti senti

immortale.

UBRIACO DI VITA

UBRIACO DI VITA

Chi è Rose Bazzoli?

Classe 1952, è bresciana, ma ha soggiornato a lungo in varie città d’Italia e all’estero. Oltre agli studi classici, si è dedicata allo studio di diverse lingue straniere; l’inglese è tuttavia la lingua che l’ha vista maggiormente impegnata, anche professionalmente. Ha lavorato infatti come interprete per committenti americani, svedesi e tedeschi. Negli ultimi anni ha collaborato su alcuni siti web di scrittura, con poesie e racconti e occupandosi di traduzioni dal e in inglese. Ha all’attivo alcune pubblicazioni di interesse locale e il libro di racconti per ragazzi:”Storie per tutti i giorni”.

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Ho bisogno del mattino

Poesia di Marco Cavallero

Voce di Graziella Brusa

Illustrazione di Domenico Laghezza

Ho bisogno del mattino
Quando l'alba si colora
Del canto degli uccelli
E l'aria rarefatta,
Franta nel silenzio
Dei giusti e degli ingiusti,
Diffonde il loro verso melodioso
In rime d'amore acute e intense

La notte e il suo cantore
Cedono il passo
Alle ombre che si stemperano
E tutto il giorno è là
All'orizzonte, in attesa
Di trasfigurarsi
Nell'opera dell'esistenza

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Musica di Italia Romanticas YOUTUBE

HO BISOGNO DEL MATTINO

Dentro il tuo cuore

Poesia di Marco Cavallero

Dipinti di Domenico Laghezza

Continua a leggere Dentro il tuo cuore

L’ ora del tramonto

Poesia scritta da Marco Cavallero

Sei mai stato sorpreso

In quell’ora del tramonto

Quando la luce radente

Infuoca il tuo viso

E ombreggia la tua spalla

Continua a leggere L’ ora del tramonto

INVENTARE LE STORIE A TAVOLA?

Scritto da Graziella Brusa

Questo articolo l’ho scritto per venire in aiuto alle mamme di piccolissimi bambini e sull’arte di inventare storie per loro.

Grazie a Rodari ed alla sua Grammatica, si possono dare alcuni consigli su come inventare racconti animando gli oggetti che si trovano sulla tavola o sul seggiolone all’ora della pappa.

Consigli preziosi riguardo il corretto modo di educare un bambino, fin dal principio; infatti attenzione giovani mamme non bisogna mai fare un affermazione senza darne la dimostrazione, anche durante la narrazione fantastica.

Partiamo dai gesti che tutte le madri prima o poi fanno per far sì che i loro piccoli si nutrano senza fare i capricci.

Tra questi gesti c’è sicuramente quello di infilarsi, per sbaglio, il cucchiaio nell’orecchio.

Photo by Lina Kivaka on Pexels.com

Questa azione errata di proposito è alla base dei fondamentali principi della creazione artistica: estraniare dall’uso banale il cucchiaio per assegnarli un significato nuovo.

Osservate bene; la stessa cosa fa il bambino quando prende un pupazzo qualsiasi o lo fa diventare un aereo che vola o che va sott’acqua.

Ma se ritorniamo al cucchiaio, oggetto comunissimo, e se lo utilizziamo, consapevolmente per adattarlo ad un impiego originale, possiamo benissimo continuare ad inventarne innumerevoli altri, per tutto il pranzo.

Esempio:

Il cucchiaio può aggredire il naso, ficcarsi in un occhio, può diventare un cucchiaio autonomo con una volontà tutta sua. Può diventare il fidanzato della forchetta o nemico del coltello.

Il cucchiaio che ora è diventato un signore tutto di un pezzo può avere qualità tutte sue.

L’animazione di questi oggetti quotidiani personifica gli oggetti stessi, come i personaggi delle novelle di Andersen.

Poi sarà il bambino che spontaneamente ne inventerà di nuovi, abbinando il cucchiaio ad un piattino che si ritroverà sempre sul tavolo. Essi diventeranno amici e voleranno per la stanza in cerca di nascondigli e di sorprese.

Rodari, inoltre suggerisce anche un’ altra operazione teorica che si traduce in realtà in un’ opera di educazione all’immaginazione: quella della sottrazione fantastica.

Cosa vuol dire?

Consiste, appunto, nel far scomparire, uno dopo l’altro tutti gli oggetti di questo Mondo.

Dal tavolo può scomparire tutto ad un certo punto, così come dal Mondo ed arriviamo ad un Mondo di niente, ad un tavolo vuoto.

Rodari si chiese se questa operazione fosse utile?

Il gioco del niente lo fanno i bambini stessi, chiudendo gli occhi.

Photo by Tatiana Syrikova on Pexels.com

Lo avete mai notato?

Lo scopo è di dar corpo alle cose; quando dico il cucchiaio non c’è più ed invece poi lo guardo, il bambino è come lo guardasse per la prima volta accorgendosi che esiste.

Questo per dimostrare la differenza tra essere e non essere.

Anche i filosofi hanno pensato e scritto su questo profondo binomio che riprende, ad un livello diverso, questo innocente gioco infantile.

Ringraziamo Rodari per questi suggerimenti e provate semplicemente ad applicarli.

Mamme, che storie già state inventando a tavola con i vostri cuccioli? Continuate a scriverle sul Vostro quaderno della fantasia. Saranno dei ricordi fantastici!

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Lessico dei giorni d’inverno

Poesia di Marco Cavallero

Quando più rarefatta

L’aria si fa lucente

E lontano nel giardino sospeso

Cristalli preziosi ed umili

Ornano di fantasmagorie i rami spogli

Un sole reticente

S’affretta all’orizzonte

Attratto da un altro emisfero.

Photo by invisiblepower on Pexels.com
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Come scrivere una sceneggiatura ?

Scritto da Graziella Brusa

Un anno fa, ante Covid19, una mia lettrice innamorata del personaggio protagonista del romanzo mi propose, visto che lei aveva qualche conoscenza in campo teatrale, di mettere in scena la storia, appunto, di Apollonia e dei suoi fantasmi, ma questo richiedeva almeno una bozza di sceneggiatura. Una compagnia teatrale di Ferrara era interessata, ma se fosse stata presentata la storia già sceneggiata, sarebbe stato un passo in avanti.

Che dire, non avevo mai scritto niente del genere.

Ebbene mi sono sentita spiazzata, presa alla sprovvista e contemporaneamente eccitata, stimolata.

Come si scrive una sceneggiatura per il teatro? Da dove partire?

ANTROPOLOGIA DELLA PERFORMANCE

Mi ricordai di un mio professore di Antropologia Culturale che mi fece conoscere le teorie di un grande antropologo Victor Turner sull’importanza sociale del teatro.

Il teatro antico

Ma perché vi parlo di questo Turner, cosa c’entra con lo scrivere una sceneggiatura?

Sceneggiatura all’americana, alla francese o all’italiana?

Turner elaborò una teoria interessante chiamata Antropologia della performance. Egli individuò il fenomeno del dramma sociale. Studiò le espressioni, i linguaggi e i generi di performance che permettono di mostrare, discutere ed analizzare gli aspetti critici dell’esistenza come può esserlo una dramma di Shakespeare, o un film di Ingmar Bergman o la celebrazione di un rito, sia di un altra cultura, ma per fare un esempio che tutti conosciamo, semplicemente la commemorazione dei defunti celebrata il due di novembre di ogni anno.

Turner progettò la sua teoria con l’aiuto di un regista e teorico del teatro americano, un certo Richard Schechner. Ma nell’elaborazione teorica di Turner, l’antropologia della performance è solo un segmento di una più ampia antropologia dell’esperienza.

Il suo metodo consisteva nell’analizzare dettagliatamente ogni sequenza del cerimoniale osservato, come se esse fossero le scene di una rappresentazione.

La precisa successione dei fatti nel contesto sociale e ambientale sono estremamente importanti. Seguendo questa analisi ogni rituale-scena si può suddividere in tre stadi:

  • separazione
  • margine
  • aggregazione

Ovviamente la forma e la durata variano in base allo speciale evento acclamato.

Durante la fase di separazione i personaggi attivi e passivi dell’evento manifestano le predisposizioni necessarie per lo svolgimento del rituale-scena. Poi, in quella della transazione o margine, i protagonisti diventano ambigui, subiscono un cambiamento. Non saranno mai più quelli di prima.

Questa metamorfosi ha il suo culmine nella fase dell’aggregazione che suggella le due fasi precedenti e reintegra i protagonisti all’interno della comunità/società con ruoli diversi e status sociali più elevati.

Il mutamento di posizione ” si manifesta attraverso un nuovo nome, oppure un nuovo modo di vestire, o addirittura attraverso segni corporali che identificano immediatamente la nuova condizione di appartenenza.”

Ebbene, detto molto sinteticamente, sono le fasi che si possono trovare in ogni storia, in ogni romanzo, in ogni opera teatrale, in ogni opera cinematografica, in qualsiasi altra performance artistica.

Photo by Ruca Souza on Pexels.com

Ovviamente questa è una mia opinione.

Narrazione scritta, Narrazione rappresentata uguale le facce di una stessa medaglia che si chiama rappresentazione del dramma della vita.

Photo by ROMAN ODINTSOV on Pexels.com

Un’equazione importante da cui discende una certa responsabilità.

LE DIVERSE SCUOLE DI SCENEGGIATURA

Dopo tutte queste serie riflessioni ho iniziato a cercare materiale su cui iniziare i miei studi di “Sceneggiatura”.

Frequentare un corso? Ce ne sono tanti in giro.

Leggere manuali di qualche famoso sceneggiatore che distingue e sa descrivere ogni scena del dramma?

Mah!

Ho deciso di iniziare a leggere, come sempre; mi sono detta devo trovare qualcuno che ne sa sull’argomento, che l’ha praticato, che ne ha fatto una professione.

Mi sono ritrovata in compagnia di Blake Snyder e del suo manuale di sceneggiatura “Save the Cat!”, in italiano “Salva il gatto!”. Che titolo strano, vero?

Salva il gatto….perché? Perché è il nome che lui da ad una scena fondamentale, quella in cui il protagonista, l’eroe diciamo o l’eroina fa qualcosa – come salvare il gatto. Quest’azione definisce il suo carattere, ce lo rende simpatico e permette a lui di trasformarsi, dando comunque un segno unico anche nell’ambiguità di tale situazione e forse ci solleva dal nostro dolore per la conclusione forse non positiva della vicenda.

Poi ho iniziato a navigare in internet per cercare qualche applicazione riguardo la forma della sceneggiatura; quella definita dalle regole. Ebbene sì, esistono. Ed ho incontrato Celtx, un applicativo di pre-produzione libero progettato e organizzato per progetti multimediali come film, video, sceneggiature, documentari, giochi e podcast.

Incredibile, c’è tutto su Internet basta esplorare, forse è questa la modalità moderna di viaggiare: occorre avventurarsi nello Spazio, nelle Reti e nella Lettura.

Comunque, ho scovato un manuale fantastico chiamato “Manuale moderno di sceneggiatura” di Claudio Dedola.

Dedola definisce la struttura della sceneggiatura come il “percorso 108“.

Cioè?

Una storia equivale ad un viaggio fisico o simbolico (simile ad un rito). Non deve essere mai diretto, ma pieno di curve, di prove da superare.

Il numero 108 corrisponde all’incirca al numero di pagine totale per una sceneggiatura standard.

Questo percorso in tre atti è denominato in modo significativo che ho molto apprezzato:

Atto 1 (km 1-27)
C’era una volta (km1-13)
La chiamata (km13)
Aspetta un secondo (km13-25)
L’imbarco (km26-27)


Atto 2 (km 27-81)
Sottotrama (km28-30)
Cose dell’altro mondo (km30-54)
L’interruttore (km54)
Il piano inclinato (km54-74)
Il martedì nero (km75-80)
Il salvagente (km81)


Atto 3 (km81-108)
La vigilia (km82-90)
Il superbowl (km91-105)
Il bacio della buonanotte (km106-108)

Ho seguito questa struttura ed è stata formidabile come traccia. Può essere utile per qualsiasi cosa, anche come guida per un discorso in pubblico o realizzare una traccia per un podcast.

Altra cosa importante per fare una presentazione degna della vostra sceneggiatura è rispondere in meno di dieci minuti alla fatidica domanda:

“Ma di che parla?”

Se voi avete in mente bellissime scene, ma non sapete rispondere con una logline da urlo che cattura subito, siete nei guai, potete tornare a casa e chiudervi dentro a pensare.

La mia è stata questa:

LOGLINE

Una donna, malata di mente, scopre alcuni tragici segreti di famiglia, tramite le memorie scritte lasciate dai sui antenati, custodite in un armadio “magico” che appare e scompare a suo piacimento. Questi segreti segneranno la sua vita come hanno sconvolto le vite di tutti le genti della famiglia, ma non solo, la psichiatra che la cura non avrà scampo dalla maledizione caduta su tutta la discendenza.

Che ne pensate?

Poi la maledizione è caduta anche su di me e su tutto il Mondo.

E’ scoppiata la pandemia ed i teatri sono stati chiusi.

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Coronavirus in corso

Mamme in Smart working, tranquille, arriva la Befana

Lo smart working ci ha cambiato la vita, soprattutto quella delle donne. E’ qualcosa di positivo che ci ha portato questa pandemia, pertanto non tutto il male viene per nuocere, tuttavia questa “rivoluzione” ha sconvolto le nostre abitudini quotidiane.

Il mio pensiero va alle madri con figli che non frequentano più regolarmente l’asilo o le scuole elementari ed ora si ritrovano a lavorare in casa costrette a gestire il lavoro in remoto ed i loro scatenati pargoli.

Cosa fare?

Quest’occasione che, a prima vista, sembra critica come potrebbe diventare un’opportunità?

Un’opportunità per stare meglio con i propri figli.

Come intrattenerli facendo a meno di Tata Televisione con i cartoons?

Inventiamo delle storie insieme, naturalmente.

Non vi toglierà del tempo e farà bene anche a Voi.

Dal momento che sto scrivendo dei raccontifavole per bambini, mi sto appassionando allo studio delle opere di un gigante italiano della letteratura per l’infanzia, Gianni Rodari, l’unico italiano ad aver vinto il prestigioso Premio Hans Christian Andersen.

A dire il vero, lo conosco fin dall’infanzia. Il mio maestro leggeva in classe i suoi racconti e le sue filastrocche.

Per esempio questa:

Tutti gli animali

Mi piacerebbe un giorno
poter parlare
con tutti gli animali.
Che ve ne pare?

Chissà che discorsi geniali
sanno fare i cavalli,
che storie divertenti
conoscono i pappagalli,
i coccodrilli, i serpenti.

Una semplice gallina
che fa l’uovo ogni mattina
chissà cosa ci vuol dire
con il suo coccodè.

E l’elefante, così grande e grosso,
la deve saper lunga
più della sua proboscide:
ma chi lo capisce
quando barrisce?

Nemmeno il gatto
può dirci niente.
Domandagli come sta
non ti risponde affatto.
O – al massimo – fa “miao”,
che forse vuol dire “ciao”

Poche persone invece conoscono un’altra sua pubblicazione che non è una narrazione, ma pura teoria sull’arte di inventare le storie e si intitola “La grammatica della fantasia”.

La pubblicazione di questo libro è già una storia di per se: una semplice stagista trascrive a macchina alcuni appunti rimasti dimenticati in qualche cassetto; essi erano raccolti nel Quaderno della fantasia di Rodari. Poi nel 1972 vennero recuperati e si sono trasformati in un opera che si sviluppa in quarantacinque capitoli.

L’ho letta, è stimolante, scritta con un linguaggio semplice, illumina la bellezza della lingua italiana, creativa e rende la parola liberatoria.

Un libro che dovrebbe far parte della biblioteca di ogni genitore, per cui ne consiglio l’acquisto e l’uso frequente.

Pertanto, oltre a suggerirmi idee fantasiose per le Avventure di Mussnoir, il mio personaggio fabuloso, mi permette anche di regalarvi qualche chicca da mettere in pratica in questo particolare momento.

Le Avventure di Mussnoir: Il topo bandito (Favole paraboliche Vol. 1)
copertina su Kindle

Siamo chiusi in casa, ma la fantasia ti permette di viaggiare comunque.

Ed ecco che arriviamo alla questione della Befana.

Gianni Rodari parte da un’ analisi di un personaggio noto come la Befana, anche se non è un personaggio fiabesco per eccellenza, tuttavia scomponendo in fattori primi questa specie particolare di strega vediamo che essa possiede tre caratteristiche:

  • la scopa;
  • il sacco di regali;
  • le scarpe rotte.

Siete d’accordo?

Ciascuna di queste caratteristiche offrirà spunti creativi.

Prima di tutto, ovviamente, consideriamo la scopa, anche se la Befana se ne serve per volare, Rodari separa il significato consueto e si domanda cosa se ne fa della scopa, la Befana, dopo la notte dell’Epifania e da qui le supposizioni sono tante:

a) ultimato il giro della terra, la Befana vola su altri mondi del sistema solare e dell’Intera Galassia.

b) La Befana adopera la scopa per fare le pulizie a casa sua. Dove abita? Cosa fa tutto l’anno? Riceve posta?…

c) Non c’è una sola Befana, ce ne sono tante. Abitano nel paese delle Befane dove il negozio più importante, si capisce è quello delle scope…

Per quanto riguarda il sacco di regali, si può supporre che nel sacco ci sia un buco, come fa Rodari, oppure che il sacco le sfugge e cade e lei lo cerca. Mentre disperata non lo trova si imbatte in strani personaggi che lo hanno rubato e chiedono il riscatto.

Per le scarpe rotte, Rodari, si immagina che i bambini si impietosiscono a tal punto che aprono una colletta per comprarne di nuove, oppure che la Befana non vuole assolutamente disfarsi delle sue vecchie scarpe perchè è così anziana che si è affezionata a loro e le fa aggiustare da un ciabattino, suo amico, che si chiama Beniamino e così via.

Rodari con questa analisi fantastica della Befana, ma si presterebbe qualsiasi altro personaggio fiabesco, ad esempio Pollicino, stimola i bambini a lavorare con l’immaginazione su dati semplici, sulle parole, portando l’incontro- scontro tra realtà e fantasia.

Vi invito a fare questo gioco con i vostri bambini, partendo dalla Befana, ricorrenza appena trascorsa, distraendovi un momento dal computer.

Prendete carta e penna e annotate quello che viene fuori, poi chiedete ai vostri figli di disegnare i personaggi delle favole rivisti e re-inventati con tanto di illustrazioni.

Potrebbero venir fuori molti Quaderni della Fantasia e molte integrazioni alla sua Grammatica. Se questa impresa ha inizio ed un seguito fatemelo sapere. Mi potete contattare inviandomi una mail a nina.ballor@gmail.com.

Ci tengo!

Infine, voi condividerete con i vostri bambini dei momenti non solo di gioco, ma educativi a tutto tondo.

Al prossimo appuntamento con Rodari e i suoi scritti geniali.

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La creatività ha bisogno di una guida?

Scritto da Graziella Brusa

Il processo creativo è impegnativo.

Ad esempio scrivere è un lavoro solitario e faticoso. Scrivi quando leggi altri autori che sono una fonte straordinaria di ispirazione e di insegnamento. Scrivi quando osservi la gente per strada, sulla metro, in ufficio, dovunque. Se non ci fossero le persone da chi prenderebbero vita i personaggi. Per non dire i dialoghi. Più esperienze vivi, più il tuo linguaggio si modifica e si arricchisce. Il tuo mondo diventa più grande. Più sei curioso e più vita vivrai e più ne scriverai. Una lunga catena che ti porterà prima fuori e poi dentro te stesso. Questo é , secondo me, l’inizio di qualsiasi processo creativo, che sia scrittura, pittura, scultura, cinema, teatro, musica ed avanti così.

Tutte le arti, nessuna esclusa,  rappresentano la scintilla divina ed eterna di ogni essere umano mortale ed impermanente.

Scrivere,  riscrivere,  ripulire. Metti e togli la cera, continuamente,  sino ad opera compiuta. Un processo  lungo che, man mano sulle pagine, diventa chiaro e brillante come un cristallo.

Continua a leggere La creatività ha bisogno di una guida?

Sul Lagazuoi, teatro di sanguinose pagine di storia!

Scritto da Graziella Brusa

Era da tanto tempo che speravo di poter salire sul Lagazuoi, con i miei piedi si intende e non con la comoda seggiovia. Questo è un luogo “sacro”, teatro di sanguinose pagine di storia italiana e trincea di prima linea durante la prima guerra mondiale.

Le mie aspettative sono state esaudite il 26 luglio 2016! Continua a leggere Sul Lagazuoi, teatro di sanguinose pagine di storia!

Favole contro la paura

Scritto da Graziella Brusa


Perché inventare e scrivere le favole?

Lo scorso anno, in piena estate, sono stata contattata da Maria Alberti del Cielo Capovolto, un’associazione che ha lo scopo di diffondere e promuovere l’arte in tutte le sue forme.

personaggio fabuloso

Maria l’avevo conosciuta da poco, ma mi entusiasmò subito il suo progetto: scrivere una favola per bambini.

Mai provato in vita mia la narrazione di una storia attraverso la forma della favola, e perdipiú, doveva avere un epilogo con una morale ben precisa: il personaggio “cattivo” si trasformava in “buono”.

Una catarsi a 360 gradi.

Bella sfida!

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Regalati un libro per Natale!

Scritto da Graziella Brusa

Miei cari lettori sto approcciando con il Marketing Amazon, che sarà l’incubo di tutte le librerie, ma ha dei grandi vantaggi: è capillare, semplice, democratico e per tutte le tasche.

La cultura di questi tempi è uno dei settori dell’economia che è stato più bistrattato.

Da tutti!

Gli spettacoli dal vivo praticamente sono scomparsi e ne sento molto la mancanza. L’esperienza digitale non suscita le stesse emozioni a parer mio.

Continua a leggere Regalati un libro per Natale!

Come contrastare il Coronavirus

Buongiorno a tutti!

Si può contrastare la paura da Coronavirus, riappropriarsi della propria vita e del proprio respiro?

Foto propedeutica alla cura

Con impegno, si può!

Continua a leggere Come contrastare il Coronavirus

LA TUA RIVISTA LETTERARIA

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