Come scrivere una sceneggiatura ?

Scritto da Graziella Brusa

Un anno fa, ante Covid19, una mia lettrice innamorata del personaggio protagonista del romanzo mi propose, visto che lei aveva qualche conoscenza in campo teatrale, di mettere in scena la storia, appunto, di Apollonia e dei suoi fantasmi, ma questo richiedeva almeno una bozza di sceneggiatura. Una compagnia teatrale di Ferrara era interessata, ma se fosse stata presentata la storia già sceneggiata, sarebbe stato un passo in avanti.

Che dire, non avevo mai scritto niente del genere.

Ebbene mi sono sentita spiazzata, presa alla sprovvista e contemporaneamente eccitata, stimolata.

Come si scrive una sceneggiatura per il teatro? Da dove partire?

ANTROPOLOGIA DELLA PERFORMANCE

Mi ricordai di un mio professore di Antropologia Culturale che mi fece conoscere le teorie di un grande antropologo Victor Turner sull’importanza sociale del teatro.

Il teatro antico

Ma perché vi parlo di questo Turner, cosa c’entra con lo scrivere una sceneggiatura?

Sceneggiatura all’americana, alla francese o all’italiana?

Turner elaborò una teoria interessante chiamata Antropologia della performance. Egli individuò il fenomeno del dramma sociale. Studiò le espressioni, i linguaggi e i generi di performance che permettono di mostrare, discutere ed analizzare gli aspetti critici dell’esistenza come può esserlo una dramma di Shakespeare, o un film di Ingmar Bergman o la celebrazione di un rito, sia di un altra cultura, ma per fare un esempio che tutti conosciamo, semplicemente la commemorazione dei defunti celebrata il due di novembre di ogni anno.

Turner progettò la sua teoria con l’aiuto di un regista e teorico del teatro americano, un certo Richard Schechner. Ma nell’elaborazione teorica di Turner, l’antropologia della performance è solo un segmento di una più ampia antropologia dell’esperienza.

Il suo metodo consisteva nell’analizzare dettagliatamente ogni sequenza del cerimoniale osservato, come se esse fossero le scene di una rappresentazione.

La precisa successione dei fatti nel contesto sociale e ambientale sono estremamente importanti. Seguendo questa analisi ogni rituale-scena si può suddividere in tre stadi:

  • separazione
  • margine
  • aggregazione

Ovviamente la forma e la durata variano in base allo speciale evento acclamato.

Durante la fase di separazione i personaggi attivi e passivi dell’evento manifestano le predisposizioni necessarie per lo svolgimento del rituale-scena. Poi, in quella della transazione o margine, i protagonisti diventano ambigui, subiscono un cambiamento. Non saranno mai più quelli di prima.

Questa metamorfosi ha il suo culmine nella fase dell’aggregazione che suggella le due fasi precedenti e reintegra i protagonisti all’interno della comunità/società con ruoli diversi e status sociali più elevati.

Il mutamento di posizione ” si manifesta attraverso un nuovo nome, oppure un nuovo modo di vestire, o addirittura attraverso segni corporali che identificano immediatamente la nuova condizione di appartenenza.”

Ebbene, detto molto sinteticamente, sono le fasi che si possono trovare in ogni storia, in ogni romanzo, in ogni opera teatrale, in ogni opera cinematografica, in qualsiasi altra performance artistica.

Photo by Ruca Souza on Pexels.com

Ovviamente questa è una mia opinione.

Narrazione scritta, Narrazione rappresentata uguale le facce di una stessa medaglia che si chiama rappresentazione del dramma della vita.

Photo by ROMAN ODINTSOV on Pexels.com

Un’equazione importante da cui discende una certa responsabilità.

LE DIVERSE SCUOLE DI SCENEGGIATURA

Dopo tutte queste serie riflessioni ho iniziato a cercare materiale su cui iniziare i miei studi di “Sceneggiatura”.

Frequentare un corso? Ce ne sono tanti in giro.

Leggere manuali di qualche famoso sceneggiatore che distingue e sa descrivere ogni scena del dramma?

Mah!

Ho deciso di iniziare a leggere, come sempre; mi sono detta devo trovare qualcuno che ne sa sull’argomento, che l’ha praticato, che ne ha fatto una professione.

Mi sono ritrovata in compagnia di Blake Snyder e del suo manuale di sceneggiatura “Save the Cat!”, in italiano “Salva il gatto!”. Che titolo strano, vero?

Salva il gatto….perché? Perché è il nome che lui da ad una scena fondamentale, quella in cui il protagonista, l’eroe diciamo o l’eroina fa qualcosa – come salvare il gatto. Quest’azione definisce il suo carattere, ce lo rende simpatico e permette a lui di trasformarsi, dando comunque un segno unico anche nell’ambiguità di tale situazione e forse ci solleva dal nostro dolore per la conclusione forse non positiva della vicenda.

Poi ho iniziato a navigare in internet per cercare qualche applicazione riguardo la forma della sceneggiatura; quella definita dalle regole. Ebbene sì, esistono. Ed ho incontrato Celtx, un applicativo di pre-produzione libero progettato e organizzato per progetti multimediali come film, video, sceneggiature, documentari, giochi e podcast.

Incredibile, c’è tutto su Internet basta esplorare, forse è questa la modalità moderna di viaggiare: occorre avventurarsi nello Spazio, nelle Reti e nella Lettura.

Comunque, ho scovato un manuale fantastico chiamato “Manuale moderno di sceneggiatura” di Claudio Dedola.

Dedola definisce la struttura della sceneggiatura come il “percorso 108“.

Cioè?

Una storia equivale ad un viaggio fisico o simbolico (simile ad un rito). Non deve essere mai diretto, ma pieno di curve, di prove da superare.

Il numero 108 corrisponde all’incirca al numero di pagine totale per una sceneggiatura standard.

Questo percorso in tre atti è denominato in modo significativo che ho molto apprezzato:

Atto 1 (km 1-27)
C’era una volta (km1-13)
La chiamata (km13)
Aspetta un secondo (km13-25)
L’imbarco (km26-27)


Atto 2 (km 27-81)
Sottotrama (km28-30)
Cose dell’altro mondo (km30-54)
L’interruttore (km54)
Il piano inclinato (km54-74)
Il martedì nero (km75-80)
Il salvagente (km81)


Atto 3 (km81-108)
La vigilia (km82-90)
Il superbowl (km91-105)
Il bacio della buonanotte (km106-108)

Ho seguito questa struttura ed è stata formidabile come traccia. Può essere utile per qualsiasi cosa, anche come guida per un discorso in pubblico o realizzare una traccia per un podcast.

Altra cosa importante per fare una presentazione degna della vostra sceneggiatura è rispondere in meno di dieci minuti alla fatidica domanda:

“Ma di che parla?”

Se voi avete in mente bellissime scene, ma non sapete rispondere con una logline da urlo che cattura subito, siete nei guai, potete tornare a casa e chiudervi dentro a pensare.

La mia è stata questa:

LOGLINE

Una donna, malata di mente, scopre alcuni tragici segreti di famiglia, tramite le memorie scritte lasciate dai sui antenati, custodite in un armadio “magico” che appare e scompare a suo piacimento. Questi segreti segneranno la sua vita come hanno sconvolto le vite di tutti le genti della famiglia, ma non solo, la psichiatra che la cura non avrà scampo dalla maledizione caduta su tutta la discendenza.

Che ne pensate?

Poi la maledizione è caduta anche su di me e su tutto il Mondo.

E’ scoppiata la pandemia ed i teatri sono stati chiusi.

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