DESIGN E ARMOCROMIA: IL MIO STILE TI FARA’ BELLA!

di Graziella Brusa

Fotografo: Andrea Berardi

Make up artist: Karolina Nevidovich

Jessica, 27 anni, alta, naturalmente elegante, lunghi capelli neri e grandi occhi. Una giovane della generazione Y o millennial generation o next generation o net generation. Si dica come lo si voglia, Jessica appartiene ad una nuova ondata di baby boomer chiamata Echo. La comunicazione e le tecnologie digitali sono entrate nel suo Dna fin dall’infanzia, anche se mi ha confidato che da bambina giocava con la Barbie proprio come me che sono una baby boomer di primo pelo.

Scrittori come William Strauss e Neil Howe hanno affermato che questa generazione assomiglia a quella dei primi anni ‘20 del Novecento: dotati di un forte senso del dovere, attaccati alla famiglia, alla patria, ottimisti, ambiziosi, competitivi e narcisi. Sostengono inoltre che è stata la prima ad affrontare la crisi economica avvenuta tra il 2007 ed il 2010 e a causa di questo viene anche paragonata alla Lost Generation della Prima Guerra Mondiale.

Hanno sicuramente ragione, dal momento che ritrovo tutte queste cose in Jessica.

Afferma di essere molto legata a sua madre Agnese e che non rinuncerebbe mai al loro consueto ritrovo, ogni settimana. Colazione insieme, passeggiata e soprattutto confronto.

«Una complicità a tutto tondo! E poi è la mia psicologa preferita. Mi aiuta, non mi giudica e mi fa stare bene» me lo dice commossa.

Ogni madre desidererebbe un rapporto così con la propria figlia ed Agnese di figlie ne ha ben tre.

«E poi l’apertura del mio atelier a Rivoli che avverrà il prossimo Settembre è un po’ merito suo. Anche quando sarò magari più impegnata con la gestione del negozio non rinuncerò alle mie chiacchierate con la mamma, che mi ha sempre spronato ad essere indipendente. »

L’incontro tra di noi avviene nel suo Laboratorio ad Avigliana, quasi fronte lago, vicino alla Chiesa romanica di San Pietro, appena fuori mura antiche. Uno dei più posti più affascinanti di questa antica città, sembra un set cinematografico.

Entro, un grande tavolo riempie l’ambiente, con macchine da cucire sparse, stoffe e vestiti colorati appesi.

Lo spazio è luminoso per la luce che entra dalla grande porta finestra, luminoso come questa giovane donna.

Jessica, come hai capito, disegna, modella e cuce abiti, ma con qualcosa in più: il suo stile ti fa bella!

A me piace vedere la donna bella. Quindi chi viene da me per un abito su misura faccio anche una consulenza di immagine. Ho appena terminato un corso di Armocromia ed in base alla body shape ed i colori dell’incarnato, degli occhi, consiglio la forma dell’abito, la stoffa , i colori più adatti. Ad esempio domani ho una consulenza con una ragazza che mi ha trovato tramite il mio sito. Verrà in laboratorio per capire come potrebbe migliorare il suo aspetto e la sua femminilità. Porto avanti una moda ecologica che duri nel tempo e influisca direttamente sul tuo modo di essere migliorando la percezione che hai di te stessa, potenziando la tua sicurezza.»

«Cioè? Cosa vuol dire Armocromia?» domando io, sgranando gli occhi.

«Una cosa da Next Generation?» aggiungo.

Già! È un parolone quasi impronunciabile con tutte quelle r ; deriva da una fusione di due parole di origine greca. Armonia, nel linguaggio musicale, è la pratica e la teoria della formazione e del collegamento degli accordi musicali, più semplicemente, armonia significa accordo, conformità, concordia di sentimenti, equilibrio. Cromia, sempre dal greco significa colore, colorazione.

Pertanto armocromia significa collegamento ed accordo di colori che formano un equilibrio.

«Sai quanto i colori sono fondamentali sulla percezione del nostro viso?» mi dice Jessica.

«Il colore è un vero e proprio balsamo di bellezza. Sono quattro le famiglie madri di palette ed assomigliano alle quattro stagioni: la Primavera, l’Estate, l’Autunno e l’Inverno. Ad esempio, io sono una donna Inverno» continua.

«Ma come si fa a capire di che stagione sei?» chiedo.

Prima di tutto occorre osservare il sottotono di pelle e capire se è caldo o freddo, poi il valore cromatico, il terzo elemento è il colore degli occhi e dei capelli e quanto sono in contrasto con la pelle, importante per scegliere le fantasie e gli abbinamenti di colore. Ed infine l’intensità, vale a dire occhi chiari e molto brillanti, occhi molto scuri, essere molto scure o essere molto chiare o non avere un’intensità particolare.»

Ascoltandola mi viene in mente la mia di madre, Anna. Anche lei é stata una bravissima sarta, allora si definivano così. Progettava modelli, sceglieva stoffe e mi ricordo che prendeva le pezze di tessuto e le accostava al viso.

«No, questa no, sbatte! Questa qui, invece ti sta decisamente meglio!».

Principi di armocromia naturale da autodidatta.

Quante volte ho assistito al gesto e l’ho subito io stessa.

Mia madre da sempre è stata la mia stilista personale ed io sono cresciuta in mezzo a fili, bottoni di ogni tipo, tessuti, colori e macchine da cucire; mi piaceva tutto questo, ma non ho mai sentito la “vocazione”.

Preferivo leggere e scrivere.

Da sempre ho invidiato le mani di mia madre: affusolate e con dita magre lunghe da pianista come quelle di Jessica.

Occorre avere le unghie lunghe per fare questo lavoro perché è più semplice infilare gli aghi!» diceva. Oggi a quasi novant’anni ha smesso quello che è stata la sua passione come è per Jessica in questo momento; appena all’inizio.

«… e se sbagli a fare l’analisi armocromatica cosa succede?» la incalzo osservando me stessa. Oggi ho indossato un pantalone nero con una shirt altrettanto nera e una giacca in seta di taglio classico blu elettrico disegnata e cucita da mia madre tanto tempo fa, che ancora oggi porto.

Penso: «Chissà se ho scelto bene quello che indosso essendo una donna dai colori molto chiari. Comunque sia, io amo i colori ed ho un armadio pieno di vestiti colorati.»

Risponde Jessica « succede che può influire sul benessere personale perché i colori che ci stanno bene ci fanno sentire bene!»

«Oggi mi sento bene!» esclamo.

«Infatti quella giacca che indossi ha un colore che ti valorizza in pieno» mi dice Jessica sorridendo.

Ridiamo come due bambine che se la stanno spassando insieme.

«Ma come è iniziato tutto questo?» incuriosita.

«Da sempre, naturalmente. Da piccola giocavo tantissimo con la Barbie. Le cucivo i vestiti con i tessuti delle bomboniere. Collaboravamo io e la mia sorella più piccola , sai in famiglia siamo in vantaggio, quattro donne con un solo uomo. Non ho mai avuto un riferimento in particolare; la mamma era una frana nel cucito, mentre io mi sbizzarrivo a creare le mie linee moda. Mi ricordo avevo anche una linea per la casa. Della Barbie, si intende: un completo letto con cuscini e coperte. Poi una linea di abbigliamento che, già allora, ne parlavo come di un campionario che avrei prodotto in fabbrica. Pensavo alla grande e ad un lavoro in proprio. Con il mio brand, al quale avevo dato un nome, si chiamava CREAFAI, realizzavo oggetti che vendevo ai miei famigliari ed amici a pochi centesimi. Con ambizione di grande business avevo inventato una raccolta punti e lanciato delle promozioni: se acquistavano le mie creazioni ed accumulavano tanti punti regalavo un piccolo omaggio. Se ci ripenso in effetti questa è sempre stata la mia indole e la mia passione. Non me ne sono mai discostata. Gestire qualcosa di solo mio. Qualche volta questi aspetti così particolari di me, così radicati in me, mi spaventano. Certo che lo stipendio fisso ti dà più sicurezza e che in alcuni momenti ho pensato che fosse meglio fare la dipendente, tuttavia…»

Io sbalordita alzo le sopracciglia e penso: «Che fortuna avere le idee così chiare!»

È evidente da come narra questa storia che il gioco è stata una cosa seria, non è stata una perdita di tempo. Attraverso di esso il bambino diventa quello che oggi si chiama “creator”, si inventa e trasforma la realtà. I suoi desideri e le sue fantasie diventano tangibili, entra in contatto con gli altri, insomma cresce. E con lui crescono le sue capacità. L’ambiente amorevole con le figure adulte presenti disposte ad ascoltare e condividere agiscono come modello positivo e guida.

Questo è proprio il caso di Jessica che ha studiato Architettura, come consigliato dai genitori, ma che contemporaneamente al corso di laurea classico ha abbinato prima un semplice corso di cucito, poi ha svolto un corso professionale di stilista all’Istituto Arte e Moda di Torino.

«Mamma e Papà subito non erano d’accordo, suggerivano qualcosa di più solido, quindi ho frequentato il liceo scientifico Pascal a Giaveno e poi la Facoltà di Architettura conseguendo la laurea triennale. Non ho mai fatto l’architetto. Ho smesso di studiare architettura circa quindici giorni dopo l’iscrizione alla magistrale. Matteo, allora era il mio fidanzato, mi ha sostenuto tantissimo e così la mia famiglia ha compreso la mia vera ispirazione.

Tre anni dopo mi sono diplomata come stilista professionale. Ho fatto tirocinio presso una sartoria teatrale a Torino, poi il lavoro vero e proprio presso un Network di merchandising. Il mio compito in questa azienda era di abbinare i vari capi indossati dalle modelle durante shooting fotografici. Tutto interessante ed utile, ma mi mancava qualcosa.

Sono passata ad un atelier di sartoria specializzata in abiti da sposa e cerimonia.

Alla fine sono iniziate ad arrivare delle richieste proprio a me. Personali. Allora mi sono buttata!»

Certo che mettersi in proprio in tempo di crisi non è da tutti. Significa credere nelle proprie competenze e talenti. All’inizio il rischio di richiudere la tua idea nel cassetto e di lasciar stare tutto è molto alto.

Alti e bassi sono all’ordine del giorno, è importante ascoltare se stessi ed i consigli delle persone che ti vogliono bene e soprattutto ti conoscono.

Tante sono state le domande di Jessica che mi confida essere un tantino ossessiva e maniaca del controllo.

«E se fosse possibile che io mi mettessi in proprio? E se funzionasse? E se non funzionasse? Se perdessi tempo?»

Ci sono molte cose da fare e da pensare quando si prende una decisione come quella di Jessica, in tempi come i nostri tutto è rallentato, ma non tutto il male vien per nuocere perché la crisi impone la riflessione e la ponderazione.

Ci sono molte ragioni che motivano l’avviare un’attività personale proprio durante questa congiuntura economica:

– periodi di magra ti fanno pensare ai tuoi valori ed ai tuoi desideri;

– le chiusure delle aziende ci mettono di fronte ad altre opportunità;

– in altri casi siamo costretti a chiederci cosa ancora stiamo aspettando e con il rallentamento viene il momento di prendersi questo benedetto tempo.

Infatti Jessica ha avviato la sua attività a Settembre del 2020, in pieno lockdown.

Quale periodo poteva essere meglio di questo?

«Ma adesso che le tue clienti sono donne in carne e ossa a chi ti ispiri? Facci sapere un po’ quali sono i tuoi segreti, dietro le quinte?»

Sorride e si percepisce subito che questa ragazza è vera, autentica. Non sta su a pensarci e mi dice:«Sono gli stilisti giapponesi la mia fonte di ispirazione, poi la mia stilista preferita è Jill Sander

Accidenti piace tanto anche a me Jill Sander. Ho nell’armadio persino dei capi suoi. Che combinazione. Mi pare sia tedesca, ma non è più giovanissima. Andava tantissimo alla mia epoca!»

Ma dai! A me piacciono le linee sobrie con colori più neutri per una donna con caratteristiche più forti, femminile sì, ma misurata. Con elementi decisi non minimal come le donne di Giorgio Armani. Una donna che si vuol far notare, ma senza fronzoli: una donna sofisticata, insomma. Per ora ho realizzato solo due collezioni: quella autunno-inverno 2020 e quella primavera-estate 2021, decisamente più colorata. In questo momento sto preparando la collezione invernale di quest’anno, ma produco anche per privati ed altre aziende, tipo una ghost fashion stylist.

A settembre aprirò il mio showroom “Javì Atelier” ed i miei capi saranno confezionati tutti a mano. Molte delle mie clienti mi hanno trovato su Instagram; vedono le immagini e mi ordinano il capo, poi io lavoro su taglia e misure. Se una donna mi dà le sue misure io imposto il cartamodello personalizzato e poi faccio dei ritocchi, se necessari. Le donne che vesto hanno un’età che va dai 25 ai 45 anni. Quando faccio abiti da cerimonia le signore, spesso, hanno un’età più elevata e con un budget di spesa più alto. Gli uomini per il momento non li vesto, ma spero di collaborare presto con un sarto per far sentire belli anche loro! Spesso sono più vanitosi delle donne.

Ah! Dimenticavo organizzo anche corsi di cucito dove dispenso consulenze d’immagine alle ragazze che vogliono confezionare personalmente il loro guardaroba. Mi piace molto, in qualche occasione le ho persuase a cambiare stile. A diventare più belle e sicure di se stesse.»

Jessica è nata quando le tecnologie di comunicazione istantanea erano già sviluppate, pertanto non ha sperimentato la vita senza internet e sopratutto senza smartphone. L’uso della rete, della e-mail, sms ed i social sono il suo pane quotidiano, potrebbe essere questa la spiegazione per il suo orientamento allo scambio e al commercio e poi la generazione del millennio è più competitiva in tutti gli aspetti della vita dove si “vince tutti insieme partecipando”.

La parola d’ordine per Jessica è «se faccio qualcosa deve piacermi, lasciandomi coinvolgere fino in fondo!»

Infatti lei stessa ammette che pensa troppo al lavoro: «Ho così tanto entusiasmo!».

Comunque alla domenica “stacca la spina” facendo trekking, passeggiate con Matteo, del quale è innamoratissima. Effettivamente insieme sono una bellissima coppia.

«Sono cosciente che dovrei fare più sport, ad esempio il nuoto o yoga, ma…preferisco stare in famiglia, con gli amici …o guardare film, però preferisco quelli che parlano di moda e leggo…solo libri relativi alla moda! Effettivamente sono proprio presa. Mi piace fare programmi. Ad esempio se devo uscire devo sapere dove andiamo, a che ora, etc… Forse controllo troppo le situazioni. Ora che il mio obiettivo di aprire un atelier è in dirittura di arrivo sto già pensando a quello dopo. Non mi do tregua e se non lo raggiungo mi incolpo».

Jessica corre con la testa, non con le gambe. Lo abbiamo capito.

La pandemia da Coronavirus ha creato molti problemi al fashion business e mi sembra di intuire che l’idea della tipologia di brand che ha in testa Jessica sia un’attività molto glocale.

Altro termine da nuovo millennio.

Ad esempio all’inizio la via della seta percorreva antiche rotte commerciali che attraversavano Continenti, oggi la Rete e le piattaforme digitali hanno aumentato questa caratteristica. Per di più le persone sono più disposte ad effettuare delle ricerche online per acquistare abiti e soprattutto abiti che hanno caratteristiche ben precise, tipiche di altri paesi del Mondo.

«Ma avrai qualche difetto?» dico io facendo l’occhiolino.

«Quando le persone mi deludono ci sto molto male, soprattutto quando cercano di sminuirmi definendomi “la sartina da paese”. Ho avuto delle amicizie e parlo al femminile che sono state sconfortanti, di conseguenza sono diventata più selettiva. Adesso so distinguere le parole sincere da quelle fasulle. Mi spiace solo che siano state le donne a trattarmi in questo modo, ma ho esplorato i miei demoni ed ora li conosco bene. Mi sono vaccinata come contro il Coronavirus. »

Da queste ultime parole di Jessica, mi sento coinvolta personalmente e voglio definire cosa vuol dire essere una “sarta”: la sarta od il sarto è un artigiano. Anticamente venivano chiamati sartori e deriva da una parola latina sartor ovvero restaurare. In Italia è stata una professione importantissima che ha definito la storia del costume e della moda. Nel dopoguerra questa professione è diventata famosa con il fenomeno delle “sartine” come mia madre Anna. L’Italia delle sartine rappresenta la storia dell’abbigliamento prêt à porter e poi segnerà il proprio sviluppo con l’ Alta Moda. La fabbricazione in serie di abiti ha riservato questa professione per i capi più pregiati, quelli fatti a mano, appunto.

Il sarto/stylist deve possedere caratteristiche ben precise:

  • sensibilità e gusto estetico;
  • abilità manuale;
  • abilità di creazione, di immaginazione;
  • curiosità innata;
  • attenzione massima al cliente.

Scusate se è poco.

Allora verrai all’inaugurazione. Sarà il 25 Settembre dalle 16 in avanti. Sono in via Rombò 31/B a Rivoli e farò bella anche te!»

Sorrido come una Pasqua e rispondo: «Contaci pure, il colore è ciò che resta della luce ed io voglio sfolgorare come te, Jessica ».

CONDIVI LA STORIA DI JESSICA. Parola d’ordine:”SI VINCE TUTTI INSIEME PARTECIPANDO!”

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