Tutti gli articoli di Le Storie di Nina

Narratrice di storie. Onnivora, vivo in Valle Susa e mi piace ascoltare e scrivere i ricordi della gente comune. Adoro le favole che aiutano a crescere i bambini con i loro genitori. Viaggio per il Mondo su di una Mazda di colore verde bottiglia, a volte su un Van bianco come la neve. Pinocchio é stato il libro su cui ho imparato a leggere e poi non mi sono fermata più.

Autori in libreria

Ecco un’altra esperienza che mi hanno proposto i miei amici dell’associazione Il Cammello di Nichelino: il firmacopie in libreria.

Come vedete in copertina ci sono solo gli orari, ma aggiungo tutta la copertina qui sotto in modo che si veda dove e quando.

Locandina dell’evento

Chi sono gli Amici del Cammello?

L’idea é venuta tanti anni fa ad un uomo che faceva l’Assessore al Comune di Nichelino. Quest’uomo aveva notato che in questo ” paesone ” alle porte di Torino non c’era una sola libreria, allora ha riunito gli Amici ed è sorta questa Associazione.

Non chiedetemi perché “del Cammello” perché non lo so, magari me lo faró dire.

Insomma é una libreria interamente autogestita con un Presidente giovanissimo.

Bella ideona, vero?

Sabato pomeriggio mi troverete lì per il firmacopie del mio romanzo “I fantasmi di Apollonia Birot”.

Potrebbe essere un regalo natalizio?

Perché Zoomer?

scritto da Graziella Brusa

Ritratto di Domenico Laghezza

Vi presento Jarka, è una zoomer!

Non è una parolaccia, ma un vocabolo coniato per descrivere le persone che sono nate dalla fine degli anni ‘ 90 e la fine degli anni 2000.

Jarka è un diminutivo il suo vero nome è Jaroslava, è nata in Romania, ma sua madre Maria, appartiene alla comunità slovacca di religione cattolica, un gruppo etnico minoritario riconosciuto, con una rappresentanza in governo. Di fatto Jarka non conosce la lingua romena e da quando abita in Italia parla prevalentemente l’italiano.

Jarka è diventata cittadina italiana.

«Quasi mi sono scordata la lingua slovacca. Non sono più abituata a parlarla» mi dice, guardandomi con quelli occhi azzurro ghiaccio.

Ha 21 anni ed è alta un metro e settantacinque, bionda e con un fisico statuario. Porta gli occhiali che la fanno troppo seria.

In realtà, secondo me, lo è per una ragazza della sua età.

Glielo dico e mi risponde:«Guarda che anche io scherzo qualche volta!».

Ridiamo.

Ma cosa vuol dire Zoomer?

Continua a leggere Perché Zoomer?

Intervista ad un poeta.

Scritto da Graziella Brusa

Illustrazione di Domenico Laghezza

Un’intervista al poeta Marco Cavallero sull’ispirazione e sulla funzione della poesia nella vita contemporanea.

Ho chiesto a Marco Cavallero di confidarmi il suo approccio alla poesia, da quando era un bambino sino all’età matura, che cos’era che lo spingeva a scrivere poesie e come è cambiata con gli anni la sua esperienza creativa.

Inoltre sono sempre affascinata dallo spirito creativo dell’uomo, come se fosse l’ anima a disvelarsi attraverso precisi strumenti come la poesia, la musica, la narrativa, la pittura.

Come noterai leggendo l’intervista la musica ha una grande connessione con la poesia: fa risuonare in noi stessi i versi poetici.

La musica ed aggiungerei la voce possono aiutare ad esaltare i versi, dipende dal momento in cui la si legge, la si assapora.

La poesia è quasi sempre stata una lettura individuale, ma perché non farla diventare collettiva.

Insegnare a comporre poesia si può e a che cosa potrebbe servire, secondo te?

Sentiamo cosa ha da dire un poeta.

A che età hai iniziato a leggere poesie e quando hai iniziato a scriverle?

Il mondo dell’infanzia vive di poesia, di una cosiddetta poesia naturale, perché le cose stesse si animano, e alle domande più strane il fanciullo trova le risposte più fantasiose.

In genere, con il sopraggiungere della pubertà questa percezione del mondo viene a cadere, e un nuovo senso del reale si forma nella mente dell’individuo, per non lasciarlo mai più.

E’ però anche l’istante del risveglio dei sensi, della scoperta dell’amore, della necessità di metterlo in versi, forse perché troppo grande quel sentire, troppo nuovo, inusitato per non esserlo anche per il resto del mondo.

Di quelle poesie, di quei versi, di cui conservo ancora i quaderni, ormai ingialliti e stinti, non è il caso di parlare, non sono prove poetiche, ma parole nate nella ricerca di sé stessi.

Verso i tredici anni, in un supermercato vidi una raccolta poetica, molto completa, di Guido Gozzano, e chiesi a mia madre di comprarmela.

Fu una lettura indimenticabile, perché non legata agli obblighi scolastici, ma liberamente scelta. Quello è stato per me l’incontro con la poesia. Solo dopo la maturità, verso i ventun anni, posso dire di aver scritto i primi versi nati con consapevolezza, sono i versi di “Estasi pomeridiana”, una lirica che segna ancora oggi il canone della mia poetica.

Cosa significa per te scrivere poesie?

La ricerca della bellezza, che il verso deve saper cogliere, indipendentemente dall’argomento trattato, la sfida nel cercare, e a volte trovare, quella frattura del senso che sola crea un altro universo.

Nella poesia gli opposti viaggiano insieme, è una libertà e anche una necessità, frutto di un lavoro intellettuale e anche abbandono all’emozione.

Ci sono stati degli avvenimenti nella tua vita che ti hanno avvicinato alla poesia?

Tralascio il tempo dell’infanzia, e dell’incontro con Gozzano ho già detto. L’avvenimento principe è stato la scoperta del melodramma.

L’opera è prima di tutto un libretto in versi, e nel corso dei suoi quattro secoli di vita ha attraversato le forme poetiche più disparate.

Il singolare dell’opera è che i versi sono intonati, e la musica ne illumina i significati più reconditi.

Quando, all’epoca del liceo, ho studiato musica e il pianoforte, oltre alla letteratura pianistica mi sono immerso anche nel repertorio liederistico, connubio straordinario tra poesia e musica, voce, strumento e versi, accento parola e melodia.

Trovare la musica nella poesia, sentirla “suonare” dentro, è la strada del mio spirito guida creativo.

Cos’è per te la creatività?

Sperimentare.

Ma mentre il metodo scientifico impone un rigore oggettivo nella ricerca, e modalità di progettazione ed esecuzione protocollate e standardizzate, la ricerca artistica vive di percorsi individuali, di riscritture, di ripensamenti, e a volte di fallimenti, alla ricerca di quella impostazione della propria “voce”, che sola rende possibile l’espressività e la comunicabilità.

Dopo, il lavoro è tutto nel costruire il proprio castello, o “arredarlo”, come direbbe Umberto Eco…

Come trai l’ispirazione?

Una parola. Un pensiero. Una lettura. Un’aria. Una cantante. Un gatto. Una stoffa. Un mobile disusato. Le piccole cose umili e silenziose. Le buone cose di pessimo gusto del salotto di nonna Speranza.

Sono elementi del reale che parlano da soli, e ti chiedono di dar loro voce, di esprimerli, render loro giustizia, o trovare in loro il tuo significato. Quando tu li illumini, loro illuminano te.

Come strutturi le idee e le consolidi in un linguaggio poetico?

Cerco innanzitutto in me stesso quella impostazione, che sola mi mette in sintonia con “l’oggetto” della poesia, forma l’ideazione, e determina la scelta delle parole poetiche.

“le parole poetiche sono scarpe dalla foggia troppo antica, scomode…”

Mi tornano in mente questi versi scritti chissà quando, frammenti di una lirica dimenticata, che tuttavia rendono l’idea del mio percorso.

A volte è solo una sensazione, che lascio vibrare dentro me stesso, sino a quando le associazioni di idee non si coagulano in espressione.

Altre volte mi spinge una ricerca narrativa, perché è la storia stessa che, per il suo significato contraddittorio, diviene poesia.

Quale funzione ha la poesia?

Sociale, Ricreativa, Filosofica, Curativa, Rilassante…

Se fossi Pasolini direi che la poesia ha una funzione civile. Ma io non scrivo versi che abbiano questa responsabilità.

La poesia guarda la realtà, ma crea un immaginario. Dunque ha anche un aspetto ricreativo, tuttavia funzionale ad una rivelazione sul mondo, che è rivelazione del mondo, e disvelamento di un mondo altro.

Apre la mente, ma con un gioco, il corto circuito logico della metafora, regina di ogni figura retorica, chiave di lettura del mondo poetico. Leggere versi è un piacere, che coinvolge la mente e, attraverso la sua elaborazione, tutti i sensi.

Come tutta l’arte, non ha una funzione etero diretta, verso un qualcosa per il quale si rivela “efficace” o “curativa”, vive piuttosto in sé e per sé, e sopravvive se raggiunge l’animo dei lettori.

La tua poesia come la definiresti?

Se c’è una cosa alla quale sono allergico, sono gli “…ismi”, nei quali non mi riconosco, verso i quali direi con Montale:

“Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” .

Poesia delle piccole cose, poesia dell’anima, del rimpianto, del rimorso, del disincanto.

Quel che ci rende felici non fa poesia, perché è esso stesso poesia, a meno che non sia in qualche modo irraggiungibile, o proibito, come i fanciulli di Sandro Penna.

Penso tuttavia che i grandi temi del mondo, del pensiero, dell’animo passino attraverso le piccole cose.

In che momento della giornata leggi poesia e quando la consiglieresti?

Deve avvenire in un momento di distacco dagli impegni quotidiani, un istante tutto per sé, di silenzio, dove la musica dei versi possa cantare dentro di noi indisturbata, libera, in modo che il racconto del poeta possa divenire la nostra narrazione, e, se anche solo per un attimo, la narrazione che ci rivela a noi stessi.

In genere, leggo e scrivo la sera, quando il peso della giornata si scarica, mentre il coacervo di pensieri e sensazioni al contrario si coagula, e talvolta diventa poesia.

La poesia è una lettura attuale?

La poesia è sempre meravigliosamente inattuale, almeno da quando

A noi ti vieta / il vero, appena è giunto, / o caro immaginar; da te s’apparta / nostra mente in eterno “ (Leopardi).

Nel mondo interpretato non c’è posto per la poesia, né ieri, ai tempi del Passero Solitario, né oggi, dove tuttalpiù è un passatempo.

Credere nell’attualità della poesia significa rinunciare allo storicismo, al concetto di passato, di progresso di evoluzione. E, tuttavia, proprio questa sua inattualità la rende più che mai necessaria oggi, perché uno dei bisogni vitali dell’uomo è il fantasticare, e la sfera razionale non può imprigionarlo.

L’industria culturale ha assimilato questo bisogno incanalandolo in prodotti di consumo, cinema, televisione, canali web e digitali, epurandolo della sua funzione più profonda: la destabilizzazione del sapere acquisito; il poeta è un funanbolo, che costringe chi lo legge allo stesso pericoloso esercizio di equilibrio.

La poesia non vende. Secondo te perché?

Non è merce per il grande pubblico.

Gli estimatori sono un gruppo ristretto, e l’editoria non è interessata a promuovere e vendere un prodotto con un target così basso. Il problema è a monte, l’Italia è un paese dove tutti scrivono e dove nessuno legge, e fra tutti i generi letterari snobbati dal grande pubblico, la poesia sta al primo posto. La scarsa attenzione della scuola e della politica è fra le cause prime, cui si aggiunge il classico malcostume italiano, correre cioè in soccorso al vincitore, e cercare all’estero quelle radici profonde che si negano in patria: così il melodramma, che noi abbiamo inventato, langue relegato in spazi cosiddetti di nicchia, la stessa musica classica, non studiata né insegnata a scuola, perde il suo pubblico.

Siamo italiani, popolo di navigatori cantanti e poeti, che difficilmente si alza dal divano di casa.

Insegnare a leggere e a scrivere poesie alle elementari può essere utile?

Perché alle elementari? Non so cosa si faccia adesso, ma ricordo perfettamente le mie maestre leggere, dettare e farci imparare a memoria le rime classiche di Carducci, Pascoli, Rodari ecc. Piuttosto è nella scuola secondaria superiore che la poesia si perde, un po’ per scelta dei docenti, un po’ per indirizzo ministeriale, dove si prediligono altre forme di didattica della letteratura. Già ai miei tempi, or sono più di quarant’anni, non solo non mi è stato insegnato nulla sul ‘meccanismo’ della poesia, la metrica, le figure retoriche, le strutture strofiche e così via, ma neanche facemmo un solo esercizio di poesia, come se, se ne potesse parlare sì, ma solo in terza persona, e in senso storicistico. A furia di mettere la poesia su un piano sempre più elevato, e quindi lontano, ha finito per diventare come quei servizi di piatti dono di nozze, che a forza di non usarli finiscono in cantina, o nel cassonetto…

Estasi pomeridiana 
Alimenti
al colmo di vacanze improbabili
desideri sonnacchiosi
dispersi per viali spenti
modellato ad un silenzio roco
di paese
Sentore di brezza marina
i tuoi occhi irrigiditi e colpevoli,
e vagano
-oppressi e ridicoli-
da questo inquieto senso di provvisorietà
rude odore di pioggia
freddo autunnale
mare d’inverno
agghiacciata
questa città
nella fissità della tregua
estiva
Leggi.
Nel vento e nelle acque
Nelle pozze vivide delle sue mani
Nel movimento inerziale dei suoi capelli
-in città corpi rappresi,
solitudine dell’abbandono-
Nelle colonne senza parole
Nelle fontane che cantano a sé stesse
Nei giardini svuotati e inconsapevoli
stazioni senza ritorni
bruchi dispersi
in circoli viziosi.
Nella fuga furtiva 
d’acre fumo bagnato
lento spegnersi del respiro:
immersa in un anelito
senza confini
è l’ombra gentile 
della speranza
fra resti di case spezzate
echi rotte
di un estraneo.

Torino, agosto 1984

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Grazie

Verande d’azzurro

Poesia di Pietro Pancamo

Voce di Graziella Brusa

Illustrazione di Domenico Laghezza

I

Un laghetto di fumo nel cuore...
Processioni di frasi lasciano calzature 
d'intelligenza
prima di entrare nella moschea delle bocche.

II

I profumi sorridono tra le maschere di
foglie. E lettere serpentine
indossano pastrani di luce.
III

Un gregge di bagliori
alle pendici dei versi
nasconde l'Ulisse della mia ispirazione...

Canicola di gioia, tanfo d'allegria
negli sguardi ciclopici del solo occhio
giornaliero. Spranghe di felicità
negli acuti del sole
e, fra verande d'azzurro, spaventapasseri di
poesia...
IV

Tachicardia di vento nei vesti: il vento,
cuore del cielo...
Le nuvole sembrano covoni di luce,
capanne di fieno
intorno al pagliaio del sole. Nel raspo degli
alberi
festoni d'aria, e gli occhi sono brandelli di
nostalgia tra festuche di tempo allegro.
Stelle filanti d'erba, pendii agitati fra la
bonaccia della pianura...
V

Terra diroccata e baracche di collina.
Villaggi di sole.

Dal lievito nullo di rocce azzime,
paesini salgono
pioli di luce.
Verande d’azzurro di Pietro Pancamo

Waterfall – Aakash Gandhi

Download: https://www.youtube.com/audiolibrary_…

Pietro Pancamo (1972) è autore della raccolta poetica «Manto di vita» (LietoColle).È stato incluso nell’antologia  «Poetando» (Aliberti), curata da Maurizio Costanzo; il blog «Poesia» della Rai gli ha pubblicato una breve silloge di liriche e la radio nazionale della Svizzera italiana gli ha dedicato una puntata del programma «Poemondo».Fra il 2020 e il 2021 ha collaborato con “Il sabato del racconto”, rubrica settimanale dell’edizione parmense de «la Repubblica».
Fra le testate che lo hanno recensito –o su cui sono usciti, talora in inglese, suoi articoli, versi o racconti– figurano il «Corriere della Sera», «Il Fatto Quotidiano», «La Stampa», «Poesia» (Crocetti editore), «Atelier», «Gradiva», «Poetarum Silva», «Carmilla», «Vibrisse», «Il Ridotto», «Il Paradiso degli Orchi», «Cronache Letterarie», «FantasyMagazine», «IF. Insolito & Fantastico», «El Ghibli», «Scriptamanent» (Rubbettino editore), «Suite Italiana», «Il cucchiaio nell’orecchio», «Beyond Thirty-Nine», «Il Cofanetto Magico», «CoolMag», «Il Pickwick» e «Diogen» (rivista di Sarajevo, fra le più importanti d’Europa).

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Filosofia

Poesia di Pietro Pancamo

Voce di Graziella Brusa

Illustrazione di Domenico Laghezza

Parole e frasi sono gli intercalari del
silenzio
che smette, ogni tanto,
di pronunciare il vuoto.

Allora qualche indizio di materia
deforma l'aria,
descrivendo le pause del nulla 
prima che il silenzio
si richiuda.

(Le mani s'infrangono
contro un gesto incompiuto)
Filosofia di Pietro Pancamo

Title: Reflections Artist: MK2

Genre: Ambient Mood: Calm

Download link: https://www.youtube.com/audiolibrary_…

All Music: https://www.youtube.com/channel/UCEZc…

Pietro Pancamo (1972) è autore della raccolta poetica «Manto di vita» (LietoColle).È stato incluso nell’antologia  «Poetando» (Aliberti), curata da Maurizio Costanzo; il blog «Poesia» della Rai gli ha pubblicato una breve silloge di liriche e la radio nazionale della Svizzera italiana gli ha dedicato una puntata del programma «Poemondo».Fra il 2020 e il 2021 ha collaborato con “Il sabato del racconto”, rubrica settimanale dell’edizione parmense de «la Repubblica».
Fra le testate che lo hanno recensito –o su cui sono usciti, talora in inglese, suoi articoli, versi o racconti– figurano il «Corriere della Sera», «Il Fatto Quotidiano», «La Stampa», «Poesia» (Crocetti editore), «Atelier», «Gradiva», «Poetarum Silva», «Carmilla», «Vibrisse», «Il Ridotto», «Il Paradiso degli Orchi», «Cronache Letterarie», «FantasyMagazine», «IF. Insolito & Fantastico», «El Ghibli», «Scriptamanent» (Rubbettino editore), «Suite Italiana», «Il cucchiaio nell’orecchio», «Beyond Thirty-Nine», «Il Cofanetto Magico», «CoolMag», «Il Pickwick» e «Diogen» (rivista di Sarajevo, fra le più importanti d’Europa).

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Che cosa è per noi la poesia?

Illustrazione di Domenico Laghezza

Ti sei mai chiesto cosa rappresenta la poesia?

Secondo te, abbiamo bisogno di poesia?

Per me la poesia è un’immagine di parole come la fotografia è un’immagine di luce.

Entrambe sono due espressioni che contraddistinguono l’uomo da tutte le altre creature della terra.

Solo noi siamo in grado di farlo.

Sono lieta di presentarvi Pietro Pancamo, un poeta che come vedete dalla sua biografia a pié pagina è già conosciuto.

Pubblico oggi queste poesie in occasione del Salone del Libro di Torino; ed auguro a tutti che sia veramente un ritorno alla normalità.

Con questo post ne pubblico due, spero siano di tuo gradimento e nel caso che esse ti ispirino condivile tra le persone che conosci e che pensi possano trarne piacere e giovamento.

Fammi sapere qual’è la tua definizione di poesia ed il suo ruolo nella tua vita!

Le storie di Nina

AEREOPLANO

Poesia di Pietro Pancamo

Voce di Graziella Brusa

Aereoplano

Musica: Long note four

Music ⓒ – Kevin MacLeod

Terms and conditions https://youtu.be/qnC_ljR-0aQ

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All playlists https://www.youtube.com/user/AudioLib…

All music https://www.youtube.com/playlist?list…

Ambient https://www.youtube.com/playlist?list…

Dark https://www.youtube.com/playlist?list…

> 5ː00 https://www.youtube.com/playlist?list…

Synth https://www.youtube.com/playlist?list…

Strings https://www.youtube.com/playlist?list…

Attribution required https://www.youtube.com/playlist?lis

Se tento
di raggiungere il cielo
la distanza rimane invariata.
m' avvicino
soltanto alle nubi.

IN INCOGNITO

Poesia di Pietro Pancamo

Voce di Graziella Brusa

In incognito

Musica: Lithium

Music ⓒ – Kevin MacLeod

Terms and conditions https://youtu.be/qnC_ljR-0aQ

Share this video – Channel trailer: https://www.youtube.com/watch?v=HxAg2…

All playlists https://www.youtube.com/user/AudioLib…

All music https://www.youtube.com/playlist?list…

Ambient https://www.youtube.com/playlist?list…

Dark https://www.youtube.com/playlist?list…

2ː30 – 3ː00 https://www.youtube.com/playlist?list…

Synth https://www.youtube.com/playlist?list…

Piano https://www.youtube.com/playlist?list…

Strings https://www.youtube.com/playlist?list…

Attribution required https://www.youtube.com/playlist?list…

Dormo in incognito
per non farmi riconoscere dagli incubi.

Scavano per l'aria come talpe;
hanno un paio d'occhi
larghi e fotofobici.

Sul comodino 
il lume acceso mi nasconde.

Pietro Pancamo (1972) è autore della raccolta poetica «Manto di vita» (LietoColle).È stato incluso nell’antologia  «Poetando» (Aliberti), curata da Maurizio Costanzo; il blog «Poesia» della Rai gli ha pubblicato una breve silloge di liriche e la radio nazionale della Svizzera italiana gli ha dedicato una puntata del programma «Poemondo».Fra il 2020 e il 2021 ha collaborato con “Il sabato del racconto”, rubrica settimanale dell’edizione parmense de «la Repubblica».
Fra le testate che lo hanno recensito –o su cui sono usciti, talora in inglese, suoi articoli, versi o racconti– figurano il «Corriere della Sera», «Il Fatto Quotidiano», «La Stampa», «Poesia» (Crocetti editore), «Atelier», «Gradiva», «Poetarum Silva», «Carmilla», «Vibrisse», «Il Ridotto», «Il Paradiso degli Orchi», «Cronache Letterarie», «FantasyMagazine», «IF. Insolito & Fantastico», «El Ghibli», «Scriptamanent» (Rubbettino editore), «Suite Italiana», «Il cucchiaio nell’orecchio», «Beyond Thirty-Nine», «Il Cofanetto Magico», «CoolMag», «Il Pickwick» e «Diogen» (rivista di Sarajevo, fra le più importanti d’Europa).

METAMORFOSI

Poesia di Marco Cavallero

Voce di Graziella Brusa

Illustrazione di Domenico Laghezza

Le storie di Nina

Se cerchi la sua voce
non abita più qui 

Vedi 

Le luci sono spente
l'uscio aperto 
all'arrivo di nessuno
e piante estranee 
crescono liberamente
spontanee ed indifferenti

A terra stanno ancora i suoi dischi
che più  nessun grammofono 
potrà far rivivere

Ritagli di giornale 
danzano nell'aria sospesa
girato contro una parete
un ritratto

E di lontano stridono i gabbiani

C'è nella vita un anelito
all'iridescenza di un nume
che illumina e significa
la strada dei sensi e del cuore

C'è nella vita un abisso
che un giorno ti ha guardato dentro

C'è nella vita uno specchio
che un giorno ti ha restituito Te Stesso

C'è nella vita un cammino
che un viandante notturno percorre in un viaggio d'inverno

C'è nella vita un istante in cui le mani libere ti restituiscono
al tuo volto

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Metamorfosi

Musica di sottofondo da : https://audiotrimmer.com/it/royalty-free-music/

Grazie!

PERCHÉ SCRIVERE ROMANZI STORICI?

Scritto da: Graziella Brusa Copertina di: Domenico Laghezza

A te piacciono i romanzi storici?

A me tantissimo.

Mi piace la storia quella grande, epica, e quella di tutti i giorni. Addirittura mi capita, viaggiando, di trovarmi in un sito archeologico o in un palazzo e di pensare alla vita di coloro che ci abitavano.

Cosa pensavano? Di che cosa parlavano? Quali erano le loro paure, le loro gioie, i dolori e via discorrendo.

Qualche volta questi personaggi storici immaginari prendono vita nella mia testa.

Ultimamente, nel mare magnum della rete, mi sono imbattuta in uno scrittore di romanzi storici, un certo Livio Gambarini, che non conoscevo.

Continua a leggere PERCHÉ SCRIVERE ROMANZI STORICI?

Perché partecipare ai contest letterari?

Scritto da Graziella Brusa

Illustrazioni di Domenico Laghezza

Secondo te è utile partecipare a contest o concorsi letterari?

Ce ne sono tanti in giro sulla rete, ma non tutti i concorsi/contest letterari sono uguali.

Il posizionamento in qualche classifica non fa di te uno scrittore o, meglio ancora, non definisce la qualità della tua scrittura.

In Italia ce ne sono un’infinità di premi letterari, di riviste, di concorsi che fanno capo a case editrici, associazioni, ma che rilevanza letteraria hanno?

Non te lo sei mai chiesto?

Non ti sei mai chiesto se sono legati ad operazioni di editoria a pagamento?

Continua a leggere Perché partecipare ai contest letterari?

MEDITeRRaNEO

Scritto da Brusa Graziella

Fotografia di Brusa Graziella

Mediterraneo, già il nome è bello, suona pieno, vivo e porta il nostro immaginario nel blu del mare, su di una spiaggia isolata, ascoltando il suono delle cicale.

La spiaggia di sabbia è contornata da scogli plasmati dal vento, dalle onde, dalle tempeste.

Acqua cristallina protegge il mondo al di sotto.

Lo trasforma, lo trasfigura, rendendolo sfuggevole alla presa. Inganna gli occhi ed i sensi.

Sulle sponde di questo mare chiuso è nata la civiltà,

Leggende, storie, guerre, sangue e fuoco; tutto è successo qui, prima di succedere altrove.

Un luogo così pieno di pathos, per dirla con la lingua di un popolo Mediterraneo è anche un luogo di scrittura.

Chi non conosce l’Iliade o l’Odissea? Oppure conosce le poesie di Montale? La raccolta “Ossi di seppia”, per esempio. Ai miei tempi si studiava alle medie inferiori. Ora non si sa.

Antico, sono ubriacato dalla voce

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane.

t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno

mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo

che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo

la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe

le inutili macerie

Questa estate che sta trascorrendo in fretta, come sempre, l’abbiamo vissuta più di ogni altra nel Mediterraneo.

A casa nostra!

Mediterraneo

Le donne nel deserto

Scritto da Graziella Brusa

Illustrazione della copertina: Elsa Rubino

A chi piace il deserto e potrebbe parlarne come quel luogo da definire casa propria?

Sembra impossibile vero?

Eppure alcune donne che scrissero su questo luogo lo hanno anche eletto come posto dell’anima.

Esse hanno vissuto in epoche diverse, ma hanno in comune una ricerca costante: la ricerca di se stesse.

Hanno affrontato i loro demoni nel deserto: quello arabo, quello australiano, quello magrebino ed anche il deserto americano.

Il deserto viene definito come una grande estensione di territorio disabitato dove pochi esseri selezionati dall’evoluzione riescono a sopravvivere. Il deserto può essere rovente come l’inferno, ma anche gelido ed insensibile. Un luogo dove non c’è acqua, roccioso o sabbioso, con montagne o pianure, un luogo dove gli umani vivono isolati e si fondono complemente con l’ambiente, adattandosi se non si vuol perire immediatamente.

Pensa che alcune donne lo hanno scelto come casa.

Una suggestione tira l’altra, come le caramelle e…

Per prima ho incontrato lei, la regina del deserto: Gertrude Bell

Continua a leggere Le donne nel deserto

jackamore – episodio #07

di Graziella Brusa

Illustrazioni di Domenico Laghezza

Romanzo breve per coppie mature

EVA DALLA PARRUCCHIERA CON AMORE E LA LELLA

Questo pomeriggio Eva va dalla sua solita parrucchiera Nadia e porta con sé Amore, ma non sarà rilassante per via di Lella, una sua amica molto smorfiosa e snob.

Eva:« Ciao Nadia, scusa sono in ritardo. Ti dispiace ho portato anche Amore con me. Non volevo lasciarlo solo a casa. Adamo è a studio e io non rientrerò che stasera.»

Nadia, la parrucchiera:«Non ti preoccupare Tesoro, lo sai che mi piacciono i cani e questo è un cucciolone veramente carino. Immagino che abbia già fatto tutto quello che doveva fare questa mattina.»

Eva:« Sì, stai tranquilla e per questo che sono in ritardo. Devo pensare anche a Lui, il mio Amore. Non mi pesa perché non sai quanto affetto questo piccolo essere mi dà.»

Nadia, la parrucchiera:«Eh si, meno male che a questo mondo ci sono i cani perché gli umani lasciano mooolto a desiderare. Comunque cosa facciamo oggi, uumh, fatti vedere! Un po’ di ricrescita…facciamo un ritocchino? E la piega come la vuoi? »

Eva:«Lasciamoli ricci, non proprio ribelli, ma lisci non li voglio. Ad Adamo non piacciono.»

Nadia, la parrucchiera:«Uhhh, ti interessa ancora cosa pensa Adamo?»

Eva:«Certo, è sempre mio marito.

Ma cosa vuole questa cretina? Divorziata, sta con un amico più giovane di lei con dei figli vandali. Pensi agli affari suoi! Devo cambiare parrucchiera, appena le dai un po’ di confidenza si trasformano in gurusotuttoio.”

Nadia, la parrucchiera:«Va bene, accomodati, cinque minuti e ti mando la ragazza per il colore.»

Eva:«Vedo che c’è la Lella. Mi siederò vicino a Lei.»

Ciao Lella, come va?

Smack, Smack

Lella:«Ciao Eva, bene e tu?»

Smack, Smack

Eva:«Bene, eccoci qui come tutti i sabati. Allora cosa mi racconti, carissima.»

Lella:«Eh, cosa ti racconto? Che stiamo diventando vecchie. Che ho tanti di quei problemi di salute. Ieri sono andata a farmi vedere dal Dermatologo, vedi queste squame che ho sul collo? Cosa saranno? Dico io. Sono comparse così improvvisamente. Cento euro per sentirsi dire che sono psicosomatiche e che devo stare calma.

Calma un corno!

Come si fa a stare calmi al giorno d’oggi!

Signora”, mi dice il medico, “Lei è troppo ansiosa” e io dico “Signorina, prego. Dottore, ho dei ritmi di lavoro e di vita dove la calma equivale alla morte!” Ma cosa vedo lì, un cane? Ti sei presa un cane?»

Eva:«Si, ti piace? Si chiama Amore.»

Lella:«Carino. Ma è un cane in carne ed ossa. Mangia, beve e tutte le altre cose?»

Eva:«Secondo te? Ti sembra di plastica o un peluche? Toccalo!»

Lella:«No, no, no lo sai che io non tocco gli animali! Puzzano.»

Eva:«Sì Lella, lo so come sei fatta! Non sarebbe ora di cambiare un po’. Lo dico per il tuo bene, credimi.»

Lella:«Comunque, è incredibile quanto i dermatologi non sappiano mai darti un rimedio per i tuoi problemi. Ho consultato quindi una Naturopata ed adesso sono in terapia da lei con un medicinale omeopatico che mi costa un occhio della testa. Poi, queste caldane…non mi lasciano vivere e che dire della stitichezza cronica. Quando avevo vent’anni non avevo tutti questi problemi. Non lamentiamoci, c’è sempre di peggio. Te la ricordi Elisa? È letteralmente scappata di casa, con un altro. Il marito ha fatto una tale figura da cornuto. Lo sapevano tutti; come capita sempre, solo lui non ne era al corrente. E i figli? Gliel’ha lasciati. Così. Bum! E’ scoppiata la bomba! E Betta..

Eva:«Ma chi? Betta Riccardini? La segretaria del notaio. Quella bella ragazza.»

Lella:«Sì, proprio quella. S’è messa con il notaio, ma non il figlio, il padre. Settantacinque anni suonati, vedovo , ricchissimo e con un piede già nella fossa. Cose da non credere.»

Eva:«E dimmi … quel veterinario da urlo che mi hai presentato quel giorno?»

Lella:«Ah si quello. Non te lo consiglio. Secondo me ha qualche problemino ed inoltre non ha un becco di un quattrino. È poi solo un veterinario a cui vanno a genio gli animali. Non fa per me.»

Eva:«Ah! Mi sembrava un bel tipo, però, va bé, le apparenze ingannano.»

Lella:«E tuo marito? Sempre un bell’uomo! L’altro giorno l’ho visto a pranzo con quella sua segretaria…come si chiama, Ilaria?»

Eva:«Qualche volta vanno a pranzo insieme, ne sono al corrente.

Sei proprio una vipera dalla lingua biforcuta”

Lella:«Soli!»

Eva:«E allora? L’ altro socio magari era in tribunale.»

Mi sta scappando la pazienza; è questa la volta che la insulto se non la smette.”

Lella:«Ma non ha dei praticanti?»

Eva:«Lella, scusa, ma cosa vuoi insinuare?»

Lella:«Eva, non voglio insinuare niente, tuttavia…se fossi in te…sai, cosa voglio dire.»

Eva:«Lella, tu hai le visioni, le caldane e gli sfoghi sulla pelle. Da quanto tempo…mmmh ti manca?»

Lella:«Non so a che cosa ti riferisci?»

Eva:« Carissima, il tuo eterno fidanzato, anche lui niente male…, tuttavia … il vostro rapporto mi sembra solo …una copertura.»

Lella:«Solo, cosa?Una coperta?»

Eva:« Fate sesso…qualche volta o è una cosa platonica che fa comodo ad entrambi?»

Arriva la ragazza che dovrebbe  preparare Eva per la colorazione.

L’aiutante parrucchiera:«Buongiorno Eva, venga pure.»

Eva:« Va bé, Lella, lascia stare…la tua faccia mi sembra abbastanza eloquente.»

Lella:

Certo che è proprio antipatica questa Eva, ma chi si crede? Alla signora ben gli sta se suo marito gliele mette con la segretaria che ha almeno venti anni di meno. Stronza!”

«Ciao Eva, non capisco proprio quello che vuoi dire, ci vediamo e stammi bene.

«Ah! Salutami tanto l’Adamo, carissima.»

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jackamore – episodio #06

di Graziella Brusa

Illustrazioni di Domenico Laghezza

Romanzo breve per coppie mature

NEL RETRO DEL BAR DEL NANDO

Nando, Adamo e Jack scivolano nel retro del bar ed i due uomini iniziano a parlottare a tono basso. L’ambiente è piccolo, buio ed asfissiante, pieno di odori che irritano Jack.

Nando:«Allora, mettiti qua e apri bene le orecchie Adamo! Sai dove l’incontro sempre la dolce Fiorella?

«Apri bene quelle orecchione adesso sto per farti una confidenza incredibile. Forse è meglio sedersi per non svenire. Questo cane che ti imita in tutto e per tutto siamo sicuri che non capisce?»

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DESIGN E ARMOCROMIA: IL MIO STILE TI FARA’ BELLA!

di Graziella Brusa

Fotografo: Andrea Berardi

Make up artist: Karolina Nevidovich

Jessica, 27 anni, alta, naturalmente elegante, lunghi capelli neri e grandi occhi. Una giovane della generazione Y o millennial generation o next generation o net generation. Si dica come lo si voglia, Jessica appartiene ad una nuova ondata di baby boomer chiamata Echo. La comunicazione e le tecnologie digitali sono entrate nel suo Dna fin dall’infanzia, anche se mi ha confidato che da bambina giocava con la Barbie proprio come me che sono una baby boomer di primo pelo.

Scrittori come William Strauss e Neil Howe hanno affermato che questa generazione assomiglia a quella dei primi anni ‘20 del Novecento: dotati di un forte senso del dovere, attaccati alla famiglia, alla patria, ottimisti, ambiziosi, competitivi e narcisi. Sostengono inoltre che è stata la prima ad affrontare la crisi economica avvenuta tra il 2007 ed il 2010 e a causa di questo viene anche paragonata alla Lost Generation della Prima Guerra Mondiale.

Hanno sicuramente ragione, dal momento che ritrovo tutte queste cose in Jessica.

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