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CHE COSA È UNA RIVISTA LETTERARIA?

di Graziella Brusa

Illustrazioni di Domenico Laghezza

UNA DEFINIZIONE

Secondo Wikipedia una rivista letteraria è una pubblicazione che offre spazi a scrittori, poeti ed io aggiungo anche altre tipologie di creativi, affermati ed esordienti per proporre al pubblico le loro opere.

Nei secoli scorsi era la prima tappa per lanciarsi nel mondo della letteratura.

La sua pubblicazione è regolare ed i contributi sono di diversi autori; gli argomenti possono essere vasti e variegati.

Possono essere stampate, on-line, a pagamento vendute in edicola o in libreria oppure gratuite.

UN PO’ DI STORIA

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CHI SONO I LETTORI?

scritto da Graziella Brusa

Illustrazione di Domenico Laghezza

Quanto sono importanti i lettori per uno scrittore? Risposta: tantissimo.

Secondo me uno scrittore dovrebbe conoscere i propri lettori e scrivere per loro, esplorando i loro desideri, narrando storie nelle quali si possono riflettere e trarre ispirazione per la propria vita.

Avendone riguardo, insomma.

Utilizzando comunque sempre il proprio stile, la propria voce.

Proprio quella che piace ai propri lettori.

La lettura stimola, fa sognare, intrattiene, insegna, è memoria, talvolta è così importante che può persino modificare l’esistenza, segnare un cambiamento.

Questo ha significato per me.

Ho iniziato a leggere spedita a sette anni, nei primi anni settanta del secolo scorso, già!

Il mio primo libro è stato Pinocchio e mi era stato regalato alla Prima Comunione e visto che non demordevo, i miei zii hanno continuato a regalarmeli; così ho collezionato Alice nel paese delle Meraviglie, Pollicino, Hansel e Gretel, Moby Dick e così via.

Stiamo parlando di una bambina che viveva in un paese della bassa pianura padana, in provincia di Torino, i cui genitori non erano diplomati, né avevano il tempo di leggere;appartenevano alla generazione definita della ricostruzione.

Il lavoro occupava tutto il giorno e per lo svago non restava granché. Non parliamo poi di “ritagliarsi uno spazio per sé”, proprio non esisteva il concetto.

Solo la domenica pomeriggio, mio padre si concedeva quell’oretta, dopo pranzo, per leggere il quotidiano. Gli interessava l’attualità, si aggiornava leggendo “La Stampa” oppure guardando la televisione.

Mia madre, invece, non ha mai letto un romanzo intero in vita sua.

Ed io? Da dove proviene questa avidità di lettura?

Forse è perché appartengo alla generazione dell’identità, una sottoclasse di quella nutrita schiera di baby boomers, per una visione della vita maggiormente centrata su obiettivi personali.

Qualche dato Istat sulla lettura, tanto per capire.

Secondo i dati dell’indagine Istat del 2017, i principali lettori di libri sono gli 11-14enni e le persone di 55-74 anni; chi vive nelle regioni del Nord e del Centro; le donne più degli uomini; chi vive in famiglie in cui almeno uno dei genitori è un lettore; chi ha un buon livello di partecipazione culturale; chi ha uno status socio-economico elevato.

Nel trend temporale si osserva tuttavia un calo generalizzato della lettura in tutti i gruppi di popolazione, ma soprattutto tra le nuove generazioni ed i cosiddetti Lettori deboli.

Internet e le nuove tecnologie hanno modificato in parte l’abitudine alla lettura con l’affiancarsi degli e-book e dei libri online ai libri cartacei.

Ad oggi l’e-book non è sostituto del cartaceo: chi legge e-book è anche un lettore di libri cartacei, soprattutto un lettore «forte» .

Ultimo, ma non per questo meno importante esiste un modo nuovo di uso del tempo libero sempre più assorbito dalle navigazione in rete e dall’uso di social network ed in cui molto spazio viene rubato ad attività che presuppongono una concentrazione prolungata.

Già, la concentrazione prolungata richiede fatica, oppure non è più insegnata?

E’ abbastanza evidente che la scuola sia importante.

La riduzione della lettura equivale a una decadenza di tutta la società. Ma leggere è un’abitudine che si impara da piccoli.

Oggi quanti genitori leggono libri ai propri figli?

Ecco il motivo dei miei articoli per i genitori in smartworking.

È molto più comodo guardare cartoni animati o una serie tv, non vi pare?

Comunque non posso proprio dire che i miei genitori leggessero per me durante l’infanzia.

A provvedere esisteva la nonna che raccontava le storie, le favole, le fiabe e le filastrocche, oralmente.

Erano tutte immagazzinate nel suo cervello. Talvolta c’erano addirittura delle canzoncine nella sua testa. Andava a braccio, senza testo scritto.

Sarà lei che ha suscitato il mio interesse per una buona storia?

Definiamo ancora questa distinzione per la nostra analisi:

Lettori forti: hanno letto almeno un libro al mese

Lettori medi: hanno letto dai 4 agli 11 libri all’anno

Lettori deboli: hanno letto almeno 3 libri all’anno

I Non Lettori, almeno nel 2016, in Italia rappresentavano il 57,6%. Il profilo che va per la maggiore nel Paese che ha dato i natali a Dante Alighieri è di un lettore debole.

Interessante!

E voi in quale tipologia di lettore rientrate?

Illustrazione di Domenico Laghezza

Quindi il digitale potrebbe soppiantare la carta stampata?

Secondo altre statistiche, sempre recuperate dal web, a seconda della dotazione tecnologica, si possono distinguere 5 differenti tipologie di lettori nel campione indagato.

Tecno-curioso (32%): si tratta prevalentemente delle classi sociali centrali, professionalmente attive, tendenzialmente colte, con una dotazione tecnologica familiare medio-alta.

Sono persone curiose, che hanno la capacità economica di dotarsi di tecnologia e sono interessate a farlo.

Sono confidenti con i social, anche se vi si dedicano solo parzialmente.

Le tecnologie non sembrano in ogni caso distrarli troppo dalla lettura più tradizionale (libri, ebook, audiolibri), a cui accompagnano un accesso ai contenuti che passa per molteplici canali.

L’accesso ai mondi narrativi, a contenuti culturali tipo quelli di saggistica, e a guide utili alla risoluzione di questioni quotidiane, passa innanzitutto per il libro, e poi dalla pay-tv (di cui sono spesso dotati), ma anche per i social network, il web e ovviamente il cinema.

Trendsetter (12%):Si tratta in questo caso per lo più di ragazzi giovani e giovanissimi (<25 anni), che vivono in case con molteplici device (smart tv, ereader, pay tv…), quotidianamente connessi a più social, compresi quelli più recenti come Snapchat.

Amano i videogiochi, a cui si dedicano sia tramite playstation che via mobile, ma non rinunciano a cinema o mostre.

Questo target si caratterizza più degli altri per una molteplicità di canali utilizzati per accedere ai contenuti: tra tutti emergono la pay tv e il cinema (per i mondi narrativi), i tutorial (per le ‘guide’), i social e il web per qualsiasi tematiche.

Ma nonostante questa pluralità di vie per accedere ai contenuti è proprio tra questa tipologia che si trova la maggior quota di ‘grandi lettori’ di libri, consumati per lo più su più supporti (cartaceo, digitale, audio).

Mobile only (11%):

Questo gruppo sociale è simile al precedente per connessione ai social (a cui accedono frequentemente), ma si discosta per la bassa dotazione tecnologica familiare.

Lo smartphone diventa per essi il canale privilegiato di accesso ai contenuti (compresi video-giochi a contenuto narrativo), passando prevalentemente da social network e community.

Sono anche lettori di libri, che leggono però in misura contenuta (lettori deboli).

Tecno-basic (27%):

Poco dotati di tecnologie, conoscono e usano i social, ma solo i più comuni (Facebook in particolare) e solo in modo molto saltuario.

Per tenersi informati sulle tematiche di attualità usano tipicamente gli strumenti più tradizionali, per lo più cartacei, quali quotidiani o riviste.

Leggono libri, ma pochi e per lo più su supporto cartaceo.

Sconnessi (18%). Si tratta prevalentemente di persone di età più avanzata (>55), professionalmente non attive, spesso non connesse ad internet.

Si informano su tematiche di attualità prevalentemente tramite quotidiani cartacei (compresa free-press) e via tv.

Proprio tra questo target si trova la maggior quota di non lettori di libri.

Prima dell’avvento della Rete eravamo tutti sconnessi, ma sembrava che leggessimo di più.

Tra l’altro io mi inserirei tra i tecno-curiosi e voi?

Sempre secondo l’Istat, tra il 1965 ed il 1973 la lettura cresce di otto punti percentuali; tra il 1998 e il 1999 i lettori sono quasi il doppio di quelli del 1965, poi una discesa ed una lenta risalita.

Dal 2010 al 2016 la quota dei lettori passa dal 46,5% al 40,5%.

Circa il 20% degli abitanti delle nazioni più ricche si può considerare un lettore forte.

In altri paesi, e in particolar modo del nord Europa, le percentuali sono più elevate.

Dal 1988 le donne sorpassano gli uomini in termini di abitudine alla lettura.

C’è ancora un elemento da aggiungere nel 1963 nasce la scuola media unica.

D’accordo, non c’è che dire: sono stata fortunata. Sono nata in un periodo che mi ha avvantaggiato molto in questo senso.

Pertanto ora dove siamo rimasti: il mondo tecnologico non è contro il mondo editoriale tradizionale.

Sono gli editori che non se ne accorgono?

Ma secondo Voi, cosa cercano gli editori? E vale la pena o meno di inseguire il “mercato”?

Cioè vale la pena di mettersi a scrivere qualcosa che non è in linea con te stesso, ma qualcosa che è di”moda” in quel momento per poter pubblicare veramente.

Forse gli editori cercano semplicemente bei libri, scritti bene.

Occorre tener conto anche del catalogo dell’editore , magari andare a trovarlo nelle fiere per capire cosa gli interessa pubblicare.

Inoltre occorre riflettere anche sul genere: romanzo rosa? Giallo? Storico? Fantasy? Insomma che cosa piace di più leggere agli Italiani?

E per gli scrittori, cosa cambia?

Ora, prima di tutto, hanno un diverso rapporto con l’editore, tanto da farne a meno.

Sono nate tante piccole case editrici che offrono agli scrittori i loro servizi editoriali, oppure sono editori a pagamento e si trasformano in tipografie.

Insomma ci sono quasi più scrittori che lettori.

È nato, in questi ultimi anni il business dell’ambizione letteraria, definizione proposta proprio da uno scrittore che ha già al suo attivo alcuni libri.

Una sovrapproduzione narrativa contornata da una folta schiera di professionisti della scrittura. Questi ultimi si propongono per fornirti qualsiasi servizio a prezzi ragionevoli.

L’avvento della modalità “applicazione” seriale si applica, appunto, ad ogni servizio che si possa standardizzare e può essere proposto come in un grande magazzino, rappresentato in questo caso dalla Rete.

A prezzi stracciati si può partecipare a qualsiasi corso di narratologia.

Gli scrittori si autopubblicano e diventano imprenditori di se stessi.

In Italia, tuttavia, sembra che questa cosa non abbia troppo successo e sia considerata di “bassa qualità”

“Ben il 96,9% dichiara di non potersi sostenere con i ricavi dei libri autoprodotti. Il dato è confermato anche dal numero degli ebook venduto dagli autori, infatti la maggioranza, un 23,7% ha venduto meno di 20 copie e un 23,3% da 20 a 50 copie. Solo il 9,4% dichiara di aver venduto da 1000 a 5000 copie”.

E’ abbastanza chiaro che per fruire dei contenuti digitali lo smartphone sta assumendo un ruolo predominante. Per verificare questo basta salire su una Metro o un bus al mattino. Su questo dispositivo si legge, si gioca, si passa agevolmente dall’ebook, all’audiolibro, ai video. E non è un caso se i maggiori consumatori di libri si trovino proprio tra i i fruitori di Youtube.

Lo stesso si dica per gli spettatori di serie in streaming: il 68% di chi ha letto un contenuto narrativo (cartaceo, audio o ebook) è utente delle pay tv.

La serialità, il raggiungere i lettori in qualunque momento e luogo si trovino, per catturare un attimo di attenzione, stanno giocando un ruolo fondamentale per il successo di una storia (non del libro).

Abbiamo sempre più bisogno di storie?

È il libro che sta cambiando o la scrittura o i lettori stessi?

E gli ebook?

Grazie al digitale si attenua il divario Nord-Sud nella lettura.

Nel 2016, circa 4,2 milioni di persone hanno letto ebook (7,3% della popolazione di 6 anni e più).

Se si aggiungono anche coloro che hanno scaricato libri on-line il numero sale a 6,3 milioni ossia l’11,1% della popolazione di 6 anni e più (in decisa crescita rispetto all’8,2% del 2015).

Una conferma che tra la lettura di volumi cartacei e quella di ebook sembri esserci comunque una relazione diretta è data dalla percentuale di persone che negli ultimi 3 mesi hanno letto libri online o ebook, che aumenta in proporzione al numero di libri presenti in casa, fino a raggiungere il valore massimo (22,1%) proprio tra le persone che dispongono già di una biblioteca domestica di oltre 400 volumi.

Considerando l’accesso ai libri in formato digitale (ebook o libri on-line), le tradizionali distanze tra le diverse aree del paese sembrano ridimensionarsi sebbene si mantengano: l’attività di lettura di questi prodotti riguarda infatti una quota di persone che oscilla tra il 14,0% del Nord-ovest e l’8,1% del Sud.

Si confermano le differenze legate alla dimensione comunale: le attività online di lettura e download di libri ed ebook risultano più diffuse nei comuni centro di aree metropolitane (15,3%), rispetto ai piccoli centri (8,7% nei comuni da 2001 a 10mila abitanti).

E i libri dove si comprano?

Le librerie indipendenti e i canali italiani di distribuzione online (quali le librerie on line, i siti di e-commerce eccetera) sono considerati decisivi per gli acquisti, altrettanto rilevanti sono gli eventi quali fiere, festival, saloni della lettura.

Mentre la grande distribuzione organizzata (supermercati, grandi magazzini, ecc.) e i punti vendita generici (quali edicole, cartolerie, autogrill, uffici postali…) sono considerati canali di distribuzione meno attraenti.

Non sono molto d’accordo sulle cartolerie perchè esse sono conosciute nei piccoli paesi e se gestite con un’ottica da “libreria” secondo me possono essere degli ottimi canali di vendita soprattutto per i nuovi scrittori.

Per fare un esempio, io utilizzo la cartolibreria IL GHIRIGORO di Carignano per la vendita del mio romanzo, ambientato appunto nel paese stesso.

Durante l’emergenza Covid gli italiani hanno letto meno ed acquistato meno.

I ricercatori hanno cercato di capire perché gli italiani non si sono dedicati alla lettura durante l’isolamento.

Su 19 comportamenti monitorati, leggere è un’attività che in tutte le fasce d’età si colloca, come tempo utilizzato, tra l’undicesimo e il sedicesimo posto.

Chissà cosa mettono per prima attività?

Per il 47% il motivo è stato la mancanza di tempo

il 35% la mancanza di spazi in casa dove concentrarsi

il 33% le preoccupazioni

il 32% ha sostituito i libri con le news.

Molto interessante è dove sono stati reperiti i libri da leggere.

Il 51% ha letto i libri già presenti in casa

il 39% si è affidato agli store online

le librerie sono crollate dal 74% al 20%, nonostante si siano organizzate per le consegne a domicilio.

Perchè le librerie hanno perso così tanto?

E la televisione quanto tempo dedica ai libri?

Forse sarebbe opportuno studiare nuovi format che parlano di libri e non parlare dei soliti scrittori famosi che si vedono ovunque.

Nessuno ci pensa!

Come si colloca il blog “Le storie di Nina” in questo panorama non proprio incoraggiante?

L’idea originale è questa:

senza intermediari si offrono al pubblico delle storie: poesie, racconti, romanzi, storie fotografiche e video. Brevi o a puntate; come in una rivista dell’Ottocento queste storie sono illustrate. Possono essere lette, possono essere ascoltate, possono essere guardate, durante il tempo della disattenzione quotidiana. Vale a dire quando si fa anche qualcos’altro e voi sapete quante cose oggi si svolgono contemporaneamente: correre, muoversi verso il lavoro, “cincischiare” con il telefono, attendere il proprio turno. In modo da riempire quella disattenzione con l’attenzione ad un contenuto. Il vuoto per il pieno. Inoltre si possono condividere, regalare, possono rievocare una memoria perduta. Proprio in quel momento di assenza e regalare una sensazione di benessere, perché la lettura, talvolta, può anche curare.

Infine è il lettore stesso che, applaudendo o commentando, dà una valutazione immediata del testo o della fotografia o del video.

Diretti al punto!

Il blog ha iniziato la sua attività con questo proposito solo a fine dicembre 2020.

Ero a Praga, la mia seconda città natale, in pieno lockdown ed avevo un grande vuoto da riempire. Il freddo invernale, l’isolamento mi hanno portato ad una “sovrapproduzione” di pensieri, scrittura e di web.

Poi, ritornata in Italia, tamponata a dovere e senza aver contratto il virus, ho continuato coinvolgendo altre persone.

Ed ora eccomi qua a cercare di capire chi sono i Magnifici Lettori e ad “evolvere”.

Se siete dei creativi: scrittori, poeti, fotografi, illustratori e volete proporre una collaborazione potete contattarmi via mail.

Se ne avete voglia, fatemi sapere cosa ne pensate?

I siti dai quali ho letto tutte le informazioni riportate sopra sono:

http://www.storiacontinua.com

http://www.illibraio.it

http://www.giornaledellalibreria.it

http://www.bookblister.com

Come scrivere una sceneggiatura ?

Scritto da Graziella Brusa

Un anno fa, ante Covid19, una mia lettrice innamorata del personaggio protagonista del romanzo mi propose, visto che lei aveva qualche conoscenza in campo teatrale, di mettere in scena la storia, appunto, di Apollonia e dei suoi fantasmi, ma questo richiedeva almeno una bozza di sceneggiatura. Una compagnia teatrale di Ferrara era interessata, ma se fosse stata presentata la storia già sceneggiata, sarebbe stato un passo in avanti.

Che dire, non avevo mai scritto niente del genere.

Ebbene mi sono sentita spiazzata, presa alla sprovvista e contemporaneamente eccitata, stimolata.

Come si scrive una sceneggiatura per il teatro? Da dove partire?

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La creatività ha bisogno di una guida?

Scritto da Graziella Brusa

Il processo creativo è impegnativo.

Ad esempio scrivere è un lavoro solitario e faticoso. Scrivi quando leggi altri autori che sono una fonte straordinaria di ispirazione e di insegnamento. Scrivi quando osservi la gente per strada, sulla metro, in ufficio, dovunque. Se non ci fossero le persone da chi prenderebbero vita i personaggi. Per non dire i dialoghi. Più esperienze vivi, più il tuo linguaggio si modifica e si arricchisce. Il tuo mondo diventa più grande. Più sei curioso e più vita vivrai e più ne scriverai. Una lunga catena che ti porterà prima fuori e poi dentro te stesso. Questo é , secondo me, l’inizio di qualsiasi processo creativo, che sia scrittura, pittura, scultura, cinema, teatro, musica ed avanti così.

Tutte le arti, nessuna esclusa,  rappresentano la scintilla divina ed eterna di ogni essere umano mortale ed impermanente.

Scrivere,  riscrivere,  ripulire. Metti e togli la cera, continuamente,  sino ad opera compiuta. Un processo  lungo che, man mano sulle pagine, diventa chiaro e brillante come un cristallo.

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