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PERCHÈ PARTECIPARE AD UN CONTEST LETTERARIO?

Scritto da Graziella Brusa

Illustrazioni di Domenico Laghezza

Secondo te è utile partecipare a contest o concorsi letterari?

Ce ne sono tanti in giro sulla rete, ma non tutti i concorsi/contest letterari sono uguali.

Il posizionamento in qualche classifica non fa di te uno scrittore o, meglio ancora, non definisce la qualità della tua scrittura.

In Italia ce ne sono un’infinità di premi letterari, di riviste, di concorsi che fanno capo a case editrici, associazioni, ma che rilevanza letteraria hanno?

Non te lo sei mai chiesto?

Non ti sei mai chiesto se sono legati ad operazioni di editoria a pagamento?

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MEDITeRRaNEO

Scritto da Brusa Graziella

Fotografia di Brusa Graziella

Mediterraneo, già il nome è bello, suona pieno, vivo e porta il nostro immaginario nel blu del mare, su di una spiaggia isolata, ascoltando il suono delle cicale.

La spiaggia di sabbia è contornata da scogli plasmati dal vento, dalle onde, dalle tempeste.

Acqua cristallina protegge il mondo al di sotto.

Lo trasforma, lo trasfigura, rendendolo sfuggevole alla presa. Inganna gli occhi ed i sensi.

Sulle sponde di questo mare chiuso è nata la civiltà,

Leggende, storie, guerre, sangue e fuoco; tutto è successo qui, prima di succedere altrove.

Un luogo così pieno di pathos, per dirla con la lingua di un popolo Mediterraneo è anche un luogo di scrittura.

Chi non conosce l’Iliade o l’Odissea? Oppure conosce le poesie di Montale? La raccolta “Ossi di seppia”, per esempio. Ai miei tempi si studiava alle medie inferiori. Ora non si sa.

Antico, sono ubriacato dalla voce

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane.

t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno

mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo

che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo

la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe

le inutili macerie

Questa estate che sta trascorrendo in fretta, come sempre, l’abbiamo vissuta più di ogni altra nel Mediterraneo.

A casa nostra!

Mediterraneo

Le donne nel deserto

Scritto da Graziella Brusa

Illustrazione della copertina: Elsa Rubino

A chi piace il deserto e potrebbe parlarne come quel luogo da definire casa propria?

Sembra impossibile vero?

Eppure alcune donne che scrissero su questo luogo lo hanno anche eletto come posto dell’anima.

Esse hanno vissuto in epoche diverse, ma hanno in comune una ricerca costante: la ricerca di se stesse.

Hanno affrontato i loro demoni nel deserto: quello arabo, quello australiano, quello magrebino ed anche il deserto americano.

Il deserto viene definito come una grande estensione di territorio disabitato dove pochi esseri selezionati dall’evoluzione riescono a sopravvivere. Il deserto può essere rovente come l’inferno, ma anche gelido ed insensibile. Un luogo dove non c’è acqua, roccioso o sabbioso, con montagne o pianure, un luogo dove gli umani vivono isolati e si fondono complemente con l’ambiente, adattandosi se non si vuol perire immediatamente.

Pensa che alcune donne lo hanno scelto come casa.

Una suggestione tira l’altra, come le caramelle e…

Per prima ho incontrato lei, la regina del deserto: Gertrude Bell

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Nomadland e L’ispirazione

scritto da Graziella Brusa

Non si parla altro che di Nomadland, soprattutto riguardo il film. Pluripremiato e realizzato da una giovane regista cinese Chloé Zhao, classe 1982.

Io ho letto il libro.

Era inserito nella lista del gruppo di lettura, Oblò di Immersioni letterarie, al quale partecipo ed ti invito dal momento che è molto interessante, ma soprattutto mi ha incuriosito perché anch’io mi sto accingendo ad acquistare un van/furgone come la protagonista della storia, Fern.

L’autrice di Nomadland si chiama Jessica Brunder giornalista ed insegnante di giornalismo. La Brunder narrando la storia di Fern, una sessantenne che perde tutto durante la grande recessione e si ritrova senza denaro e senza casa, si inoltra in un’ indagine che mette in luce tutta una nuova subcultura composta da una numerosa comunità di persone che vivono come dei nuovi nomadi.

Hai capito bene, dei nomadi, che non sono in realtà zingari, come potremo pensare noi europei. Infatti gli unici nomadi europei moderni che conosco è proprio la comunità gitana.

Chi ha un divorzio alle spalle, chi una grave malattia gli ha portato via la capacità di lavorare, chi a causa della recessione ha perso tutto. Nuovi poveri, gente che credeva nel sogno americano e si é ritrovato tradito.

La maggior parte di questi nomadi sono anziani ultrasessantenni costretti a svolgere gravosi lavori. Ricevono un magro sussidio settimanale dallo Stato e devono tirare avanti spostandosi continuamente.


Malgrado la precarietà queste persone si sentono vive. Non sono tristi, si raggruppano, si aiutano, si organizzano. Sono i baby boomers, figli del consumismo ed ora snobbati da esso.


Diciamolo non é facile vivere in questo modo. Devi contare molto su te stesso, saper fare un po’ di tutto, in una parola adattarti.

D’altro canto ti sposti leggero, senza pesi sulle spalle. Infatti tutto quello che possiedono sta su di un’auto, su un furgone, su una roulotte, addirittura su un bus.
Una domanda che sta a mezz’aria in tutta la storia è:
Ma a te servono tutte le cose che possiedi?
A volte compriamo cose inutili solo per il gusto del possesso.

Non sei d’accordo?

Less is better! per dirla all’americana.

Non è solo un sentimento ecologico quello che anima il concetto racchiuso in queste due semplici parole inglesi, ma anche morale.

Non sprecare!

Finora ci hanno insegnato a consumare; infatti noi siamo prima che cittadini, consumatori e pagatori di tasse.

Non sei d’accordo?

Pertanto, a mio avviso, occorre essere consapevoli di quello che noi chiediamo, che noi vogliamo, vale a dire dei nostri bisogni reali.


Allora mi é venuta l’ispirazione di vivere con meno, di disfarmi delle cose superflue e mettere in pista un esperimento.

Ho comprato un Toyota van che adatterò ad abitazione mobile.

Ovviamente spendendo il meno possibile.
Viaggerò in questo in modo e cercherò di vivere all’aria aperta. Ne siamo stati privati a lungo e voglio riappropriarmi degli spazi, dei cieli e del mio respiro.

Tu dirai, ma cosa c’è di diverso di fare il campeggiatore? In Italia in molti hanno i camper o la roulotte.

Ok, hai ragione! Ma che camper abbiamo! Delle case vere e proprie, manca solo la lavatrice incorporata. Dei bolidi dotati di Tv satellitari e di tutti i comfort.

Quello che voglio fare io è uscire dalla cosidetta “ZONA COMFORT” e verificare la mia capacità adattiva. Senza la TV, senza il bagno in “camera”, senza cucina attrezzata, senza letto di piume, senza riscaldamento.

Sulla capacità adattiva siamo già stati messi alla prova dalla pandemia, pertanto un pò di rodaggio l’abbiamo fatto.

Ce la farò?

Tornerò indietro con la coda tra le gambe?

Prenoterò subito, tra le lacrime, una camera in un albergo?

Se spostandomi non ritroverò le mie abitudini tipo “cappuccino e brioche”, “caffè all’italiana”, un bagno pulito, una doccia a portata di mano e poi magari sarà troppo freddo, troppo caldo, troppo isolato, materassino scomodo, pochi vestiti, trucchi, parucchi, scarpe, borse, notti insonni.

Eh sì, perchè mica ci sta tutto il mio armadio nel van.

Ti racconterò dei luoghi che visiterò e della mia capacità di sopravvivenza.

Magari ispiro anche te!
Tu cosa ne pensi?
Hai sentito parlare di Nomadland?
Raccontami la tua opinione.