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Nomadland e L’ispirazione

scritto da Graziella Brusa

Non si parla altro che di Nomadland, soprattutto riguardo il film. Pluripremiato e realizzato da una giovane regista cinese Chloé Zhao, classe 1982.

Io ho letto il libro.

Era inserito nella lista del gruppo di lettura, Oblò di Immersioni letterarie, al quale partecipo ed ti invito dal momento che è molto interessante, ma soprattutto mi ha incuriosito perché anch’io mi sto accingendo ad acquistare un van/furgone come la protagonista della storia, Fern.

L’autrice di Nomadland si chiama Jessica Brunder giornalista ed insegnante di giornalismo. La Brunder narrando la storia di Fern, una sessantenne che perde tutto durante la grande recessione e si ritrova senza denaro e senza casa, si inoltra in un’ indagine che mette in luce tutta una nuova subcultura composta da una numerosa comunità di persone che vivono come dei nuovi nomadi.

Hai capito bene, dei nomadi, che non sono in realtà zingari, come potremo pensare noi europei. Infatti gli unici nomadi europei moderni che conosco è proprio la comunità gitana.

Chi ha un divorzio alle spalle, chi una grave malattia gli ha portato via la capacità di lavorare, chi a causa della recessione ha perso tutto. Nuovi poveri, gente che credeva nel sogno americano e si é ritrovato tradito.

La maggior parte di questi nomadi sono anziani ultrasessantenni costretti a svolgere gravosi lavori. Ricevono un magro sussidio settimanale dallo Stato e devono tirare avanti spostandosi continuamente.


Malgrado la precarietà queste persone si sentono vive. Non sono tristi, si raggruppano, si aiutano, si organizzano. Sono i baby boomers, figli del consumismo ed ora snobbati da esso.


Diciamolo non é facile vivere in questo modo. Devi contare molto su te stesso, saper fare un po’ di tutto, in una parola adattarti.

D’altro canto ti sposti leggero, senza pesi sulle spalle. Infatti tutto quello che possiedono sta su di un’auto, su un furgone, su una roulotte, addirittura su un bus.
Una domanda che sta a mezz’aria in tutta la storia è:
Ma a te servono tutte le cose che possiedi?
A volte compriamo cose inutili solo per il gusto del possesso.

Non sei d’accordo?

Less is better! per dirla all’americana.

Non è solo un sentimento ecologico quello che anima il concetto racchiuso in queste due semplici parole inglesi, ma anche morale.

Non sprecare!

Finora ci hanno insegnato a consumare; infatti noi siamo prima che cittadini, consumatori e pagatori di tasse.

Non sei d’accordo?

Pertanto, a mio avviso, occorre essere consapevoli di quello che noi chiediamo, che noi vogliamo, vale a dire dei nostri bisogni reali.


Allora mi é venuta l’ispirazione di vivere con meno, di disfarmi delle cose superflue e mettere in pista un esperimento.

Ho comprato un Toyota van che adatterò ad abitazione mobile.

Ovviamente spendendo il meno possibile.
Viaggerò in questo in modo e cercherò di vivere all’aria aperta. Ne siamo stati privati a lungo e voglio riappropriarmi degli spazi, dei cieli e del mio respiro.

Tu dirai, ma cosa c’è di diverso di fare il campeggiatore? In Italia in molti hanno i camper o la roulotte.

Ok, hai ragione! Ma che camper abbiamo! Delle case vere e proprie, manca solo la lavatrice incorporata. Dei bolidi dotati di Tv satellitari e di tutti i comfort.

Quello che voglio fare io è uscire dalla cosidetta “ZONA COMFORT” e verificare la mia capacità adattiva. Senza la TV, senza il bagno in “camera”, senza cucina attrezzata, senza letto di piume, senza riscaldamento.

Sulla capacità adattiva siamo già stati messi alla prova dalla pandemia, pertanto un pò di rodaggio l’abbiamo fatto.

Ce la farò?

Tornerò indietro con la coda tra le gambe?

Prenoterò subito, tra le lacrime, una camera in un albergo?

Se spostandomi non ritroverò le mie abitudini tipo “cappuccino e brioche”, “caffè all’italiana”, un bagno pulito, una doccia a portata di mano e poi magari sarà troppo freddo, troppo caldo, troppo isolato, materassino scomodo, pochi vestiti, trucchi, parucchi, scarpe, borse, notti insonni.

Eh sì, perchè mica ci sta tutto il mio armadio nel van.

Ti racconterò dei luoghi che visiterò e della mia capacità di sopravvivenza.

Magari ispiro anche te!
Tu cosa ne pensi?
Hai sentito parlare di Nomadland?
Raccontami la tua opinione.